PESCARA - In Abruzzo le primarie nazionali del Pd per la scelta del candidato premier assumono sempre di più le caratteristiche di un congresso di partito. E lo pensano in molti, nonostante il segretario regionale Silvio Paolucci stia facendo gli straordinari per ricondurre tutto nello spirito di una sana competizione. E invece, in questa sorta di fiume carsico che si agita attorno ai nomi di Renzi e Bersani si avvertono riposizionamenti che hanno il sapore della conta e che più che alle primarie nazionali sembrano guardare ai prossimi appuntamenti con le urne: politiche e regionali del 2013. Tra l'altro, con il rischio di riaprire un dibattito stucchevole tra ex Ds ed ex Margherita che sembrava ormai affidato al passato.
In pochi, soprattutto nei piani alti della classe dirigente abruzzese del Pd, sono usciti allo scoperto per dire apertamente con chi stanno. La linea del segretario nazionale Pierluigi Bersani, portata avanti da Paolucci, non è in discussione. Il capogruppo del Pd alla Regione, Camillo D'Alessandro non fa però mistero delle sue simpatie per il sindaco di Firenze e dal suo profilo Facebook avverte: «La politica non è un fatto solitario, ma un cammino che si fa insieme. Quello che va coltivato è il valore del noi, non dell'io». Come D'Alessandro ci sono altri noti esponenti dei democrat dati in avvicinamento al rottamatore Matteo Renzi, non tutti di ultimo pelo. Tra questi l'ex presidente dell'Aca ed ex capogruppo del Pd in Consiglio regionale Donato Di Matteo, l'uomo delle tessere. O l'ex deputato della Margherita e sindaco di Pianella, Giorgio D'Ambrosio. Anche il consigliere regionale Giuseppe Di Luca manifesta le sue simpatie per l'avversario di Bersani.
Ma si tratta di una fase in movimento, ancora tutta da verificare. Quelli della ex Margherita però avvertono: nessuno può pensare di mettere il cappello su Bersani se sarà lui a spuntarla. Come dire, la partita che si sta giocando sulle primarie a livello nazionale non può avere automatismi sulle scelte che ricadranno nel territorio, a partire dalle candidature per le politiche e le regionali. Intanto si assiste ad una escalation di tensione tra dirigenti del Pd che ha proprio le caratteristiche di una fase precongressuale.
Gianni Melilla, segretario regionale di Sel, ricorda a tutti che tra Bersani e Renzi c'è un terzo incomodo: «A Vasto Vendola ha fatto un discorso molto chiaro, dicendo che le primarie devono essere di coalizione e non un regolamento di conti all'interno del Partito democratico. Per scegliere il segretario del partito c'è il congresso, che è già stato fatto è che ha scelto Bersani».