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Pescara, 26/03/2026
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Data: 26/09/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Caro Pdl, o si cambia o ci spazzano via di Paolo Gatti

Caro direttore, quando il 25 giugno scorso intervistato dal suo giornale espressi la convinzione che la fase degli attuali partiti politici fosse finita, nell'interessante dibattito pubblico che ne scaturì si alzarono anche le voci di chi mi accusò di vivere in un altro pianeta. Bene, oggi dopo gli ultimi avvenimenti che hanno travolto la Regione Lazio, possiamo affermare che il tempo delle ipocrisie è davvero finito. In questo anno sabbatico, nel quale le vicende economiche e istituzionali hanno escluso i partiti dalle dirette responsabilità del governo nazionale, nessuno dei leader di partito e nessuna delle diverse forze parlamentari ha avuto la capacità e trovato la forza per provvedere all’attesa e promessa rivoluzione del sistema della rappresentanza politica. Tre le colpe più gravi delle attuali classi dirigenti. Innanzitutto, la mancata riforma della legge elettorale per ridare all’elettorato il reale diritto di scelta dei propri rappresentanti, o attraverso la regolamentazione delle primarie o la reintroduzione delle preferenze o dei collegi. In secondo luogo la mancata attuazione dell’articolo 49 della Costituzione per dare concretezza al principio della democrazia interna ai movimenti politici, così da scongiurare la sempre più evidente deriva personalistica e leaderistica dei partiti e l’assenza di regole democratiche interne. L’assenza, infine, di un vero dibattito per realizzare una riforma sostanziale del sistema di finanziamento pubblico dei partiti e dei gruppi parlamentari e regionali così da ridare un senso autentico all'espressione “costo della politica”, oggi percepito dagli italiani come la voce di spesa pubblica dietro la quale si nascondono in realtà ladrocini e ruberie per milioni di euro. In questi anni la quasi totalità del mio tempo è stata spesa per rendere concreti gli impegni assunti dinanzi agli elettori. Ho svolto il mio ruolo istituzionale con entusiasmo e senso di responsabilità, coinvolgendo tutti gli interlocutori pubblici (istituzioni, parti datoriali, sindacati) in un progetto comune di fronte alla grave crisi. Nonostante questo impegno sul versante istituzionale, ho svolto anche dure battaglie all’interno della mia area politica per cercare di rendere concreti i principi nei quali credo: la selezione meritocratica delle classi dirigenti, la partecipazione come elemento indispensabile per la democrazia dei movimenti politici, la politica intesa davvero come servizio alle persone. Principi che purtroppo trovano ancora molta difficoltà ad affermarsi. Tutte le forze politiche sono coinvolte in questo fallimento, ma non di meno vedo la difficoltà della mia parte politica a emanciparsi da alcuni retaggi che se prevalessero la condurrebbero alla irrilevanza ideale e di conseguenza elettorale: il leaderismo plebiscitario, la cooptazione e l’ostracismo al rinnovamento della classe dirigente, la difesa di principi di garantismo sui temi della corruzione, a volte più per esigenze personali che per autentico spirito liberale. È giunto il momento di cambiare, di rinnovarsi con urgenza, prima che l'indignazione popolare spazzi via tutto. * Assessore giunta regionale Abruzzo

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