La metropolitana di Napoli? Una delle più rumorose al mondo. Parola dei ricercatori e professori della Sun che hanno condotto una ricerca sul comfort acustico a bordo delle metropolitane. Difficile concentrarsi nelle vetture della linea 1 della tube partenopea. Per leggere un libro nella metropolitana di Napoli bisogna possedere maggiore capacità di concentrazione di quanto sia necessario a Parigi o a Berlino. Secondo la ricerca condotta dal Laboratorio di Scienze Cognitive e Realtà Virtuale Immersiva del Dipartimento di Psicologia guidato dalla professoressa Tina Iachini e dal Laboratorio per il Controllo dell'Ambiente Costruito del Centro Interdipartimentale Rias guidato dal professore Luigi Maffei, i pattern sonori della metro di Napoli producono maggiore disturbo nei passeggeri, mentre la metro di Berlino e quella di Parigi risultano associate a giudizi più lusinghieri per quanto riguarda il comfort acustico. La novità della ricerca che è stata pubblicata sulla rivista internazionale Applied Cognitive Psychology consiste nell'approccio multidisciplinare che mette in gioco le competenze degli esperti del laboratorio per il Controllo dell'Ambiente Costruito del Dipartimento di Architettura della Seconda Università degli Studi di Napoli e quelle dei ricercatori del laboratorio di Scienze Cognitive. «Aver lavorato insieme è stato importante per la ricerca», commenta il professor Maffei che spiega che il rumore più elevato nella metro napoletana è legato alle tecnologie usate, ai percorsi in salita, ai problemi di manutenzione e climatizzazione per cui a Napoli, specie in estate, i viaggiatori tendono ad aprire i finestrini. «In questi contesti, con viaggi che possono durare anche un'ora - spiega - la gente, che ha più difficoltà a comprendere cosa dice il vicino, si isola ascoltando musica a volume molto alto, lo stesso che tende a mantenere anche quando esce dalla metropolitana, con conseguenti danni all'udito». «L'approccio tradizionale di questo tipo di studi è legato all'aspetto acustico - spiega la professoressa Iachini - che guida il laboratorio del dipartimento di Psicologia che è stato avviato dalla professoressa Giovanna Nigro - Noi vi abbiamo associato quello visivo perché siamo convinti che l'unico approccio possibile sia quello multisensoriale». Obiettivo dello studio è - attraverso l'analisi dei processi cognitivi - quello di orientare le future scelte produttive in modo che l'impatto della tecnologia sugli esseri umani non sia negativo. «L'analisi del funzionamento della mente umana - continua - sottoposta a molteplici stimoli ci permette di indirizzare la tecnologia in modo che sia più gradevole per gli uomini». «Abbiamo creato degli scenari virtuali in cui abbiamo immerso persone adulte che sono state sottoposte non solo ad effetti uditvi, ma anche visivi- spiega il ricercatore Vincenzo Paolo Senese - e in questo contesto virtuale che riproduce quello reale abbiamo misurato l'attenzione dei partecipanti all'esperimento, arrivando a capire che le prestazioni cognitive peggiorano quando i suoni sono associati al loro contesto visivo naturale». Risultato: in quanto ad inquinamento acustico, nei luoghi più frequentati dai pendolari, Napoli non ha nulla da invidiare a metropoli come New York, ma tanto da imparare in termini di benessere da capitali europee come Berlino. La collaborazione tra i due laboratori ha portato anche ad uno studio nato per valutare l'impatto di un parco eolico sugli individui che ha ulteriormente confermato che le componenti visive e quelle uditive vengono elaborate dagli esseri umani in stretta interazione.