Una tangente che sarebbe dovuta arrivare a 500 mila euro, anche se le tracce del denaro versato per ora si fermano a 150 mila. È sulle tracce di questa nuova ipotesi di corruzione, che gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza hanno perquisito ieri mattina la sede di Roma Metropolitane e quella di Breda Menarinibus, il cui ex amministratore delegato avrebbe accettato di pagare la cifra pattuita, pur di ottenere il subappalto per la copertura che collega un pezzo importante della periferia romana, la Laurentina Tor Pagnotta, con autobus «ibridi» di ultima generazione. Il sospetto degli investigatori è che il pagamento sia stato parziale, perché la cifra complessiva doveva servire a pagare anche altre commesse future.
A ricevere il denaro sarebbe stato appunto Riccardo Mancini, attuale amministratore delegato dell’Ente Eur e all’epoca dei fatti considerato uomo forte del comune di Roma e vicino al sindaco Gianni Alemanno. È accusato di corruzione, in concorso con l’ex ad di Breda Menarinibus e, in solido, la stessa azienda attraverso il suo rappresentato legale Giovanni Pontecorvo.
L’inchiesta è saltata fuori alcuni mesi fa da uno dei tanti verbali firmati da Marco Iannilli ex consulente di Finmeccanica e gola profonda dell’indagine romana sulla controllata del ministero dell’economia. Stando al suo racconto, e ai riscontri rintracciati dal pm Paolo Ielo, l’allora amministratore delegato di Breda Menarinibus Roberto Ceraudo nel 2009 pagò almeno 150mila euro «a fronte di una promessa di 500mila euro» perché lo stesso Mancini facesse pressione sulle altre aziende dell’Ati e affidassero alla sua società il subappalto per la fornitura di 45 filobus.
Ma la svolta nell’inchiesta è arrivata quando del racconto firmato da Iannilli è stata trovata la prima traccia contabile. A fine 2010, Breda Menarinibus ha messo a bilancio una consulenza per 100mila euro alla società cipriota Giklona, con tanto di ricevuta. Per gli inquirenti di Roma, la firma cipriota è un marchio inequivocabile: proprio attraverso la Giklona, gestita dal faccendiere Marco Iannilli, sono passate buona parte delle false fatturazioni che hanno alimentato la spartizione di denaro emersa nell’indagine Enav Finmeccanica. La fattura Giklona è valsa a Ceraudo anche l’accusa di frode fiscale, visto che la consulenza non è ovviamente mai arrivata negli uffici bolognesi di Breda Menarinibus.
Informalmente, Finmeccanica ha fatto sapere che i fatti culminati nelle perquisizioni di ieri «risalgono ad una gestione precedente». L’avvocato di Ceraudo, Francesco Compagna smentisce tutto: «Non riusciamo davvero a capire per quale motivo la Breda Menarinibus avrebbe dovuto pagare tangenti per ottenere una commessa da un privato». Stessa reazione dal legale di Mancini, Luciano Moneta Caglio: «Il mio assistito smentisce categoricamente di aver mai corrisposto o ricevuto alcuna somma illegale o comunque commissioni di alcun genere».