PESCARA - Alla fine il Cal ce l’ha fatta a mettere in fila le proposte di riforma delle Province ed a prendere una decisione, a votare insomma. Come da pronostico, ha vinto la linea della leadership regionale del Pd: otto voti alla proposta di accorpamento delle Province di L’Aquila e Teramo da un lato e Chieti e Pescara dall’altro. Si è fermata a cinque voti la speranza di Di Giuseppantonio e Di Primio di salvare la Provincia di Chieti, con L’Aquila ugualmente da sola e Pescara accorpata a Teramo: con loro hanno votato i sindaci del Chietino presenti, tranne quello di Francavilla, che ha votato per l’opzione poi risultata vincente. Solo due voti per la megaProvincia Pescara-Chieti-Teramo ipotizzata dal Pdl pescarese, ugualmente due voti per il tentativo disperato dei teramani di salvare la loro Provincia abbinando Chieti a Pescara. Appena un voto, quella del promotore Monticelli, per l’idea meravigliosa di fare dell’Abruzzo una sola, unica Provincia. A questo elenco va aggiunta la presa di posizione della Provincia di Teramo e del suo presidente Catarra: non partecipazione al voto e intenzione dichiarata di presentare ricorsi dovunque sarà possibile per fermare il piano tagliaProvince del Governo. Il presidente del Cal e della Provincia dell’Aquila, Del Corvo, ha invece deciso per l’astensione.
Ora la proposta risultata vincente in questo caos approderà in Consiglio regionale. Lì si discuterà ancora un po’, ma per il 23 ottobre la proposta abruzzese dovrà essere consegnata al Governo. C’è da credere che non ci saranno grosse sorprese: sul tavolo di Monti, o chi per lui, finirà la coppia L’Aquila-Teramo e Pescara-Chieti.
Insomma, il primo passo è stato fatto. L’aria che si respirava nella sala consiliare del Comune di Pescara, dove il Cal si è riunito, poteva essere quella delle grandi occasioni e invece no: si percepiva, nell’inedita afa di fine settembre, solo la delusione dei chietini e dei teramani, consci di aver perso la partita. Del resto i limiti imposti dal Governo erano rigidi: meno Province possibili e titolarità al capoluogo di regione e alla città più popolosa. Dunque, fatta salva L’Aquila, chi prendeva in carico Pescara pescava l’asso pigliatutto: hai voglia a inventarsi storie, per tenersi la titolarità della Provincia bisognava scaricare altrove Pescara, ma Pescara con qualcuno doveva pur abbinarsi, vista che l’idea di Città metropolitana era fuori dalla realtà delle cose.
E allora, in questi mesi seguiti al diktat tagliaProvince del Governo, si è assistito al lungo show di politici che cercavano in tutti i modi di allontanare da loro l’amaro calice, di non passare alla storia come quelli che non riuscirono a difendere il loro territorio, che furono costretti ad ammainare la bandiera dell’autonomia provinciale. Ci hanno provato, combattendo anche contro logica, ma il sentiero da percorrere per cambiare la storia era troppo stretto.
Ora Teramo proverà a spuntare la titolarità della nuova Provincia visto che L’Aquila è già capoluogo di Regione e Chieti cercherà di fare altrettanto scalzando l’asso pigliatutto Pescara. Tentativi di difficile successo. Più utile sarà, piuttosto, cercare di non perdere tutti gli uffici dividendoli equamente sul corpo dei territori di nuova definizione.