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Data: 27/09/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
In Abruzzo due sole province. Decisione sofferta, frutto di una maggioranza risicata. Catarra dà forfait e annuncia battaglia al Tar

Il Consiglio delle autonomie locali taglia due delle quattro Province abruzzesi. Una decisione storica, ufficializzata ieri sera alle 19.20 in punto. E' il primo passo verso una trasformazione epocale dell'architettura giurisdizionale abruzzese. Salvo pronunciamenti contrari da parte della Regione e del Governo nazionale, Chieti sarà accorpata con Pescara, e Teramo con L'Aquila. Il capoluogo di regione e la città più popolata, ovvero L'Aquila e Pescara, manterranno lo status di capoluogo, secondo i dettami della legge. Una decisione sofferta, frutto di una maggioranza risicata: la proposta che istituisce la doppia Provincia ha ottenuto otto voti, prevalendo di misura sulle altre quattro opzioni. Ha riscosso solo tre voti in meno quella avanzata dal sindaco e dal presidente della Provincia di Chieti, Umberto Di Primio ed Enrico Di Giuseppantonio, che chiedevano di accorpare Pescara e Teramo, lasciando inalterate Chieti e L'Aquila. Sconfitta anche la mozione del sindaco e del presidente della Provincia di Pescara, Luigi Albore Mascia e Guerino Testa, che suggerivano di realizzare una Provincia appeninico-adriatica, comprendente Pescara, Chieti e Teramo, lasciando inalterata L'Aquila (solo due le preferenze). Lo stesso numero di consensi ha riscosso la proposta del sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, che per scongiurare la soppressione della Provincia di appartenenza, invocava la trasformazione di Pescara in Città Metropolitana, attraverso l'annessione di Francavilla, e la contestuale cessione di Penne alla Provincia di Teramo. Il progetto del sindaco di Pineto, Luciano Monticelli, che invitava a istituire una Provincia unica abruzzese, accorpando tutti e quattro i comprensori, ha ottenuto un solo voto. Tutti presenti i 20 componenti del Cal, ad eccezione del presidente della Provincia di Teramo, Valter Catarra, mentre il presidente dell'assemblea, Antonio Del Corvo, si è astenuto. Decisivo, ai fini del voto, il ruolo svolto dal Pd, che all'interno del Cal prevale a livello numerico, pur non avendo responsabilità di governo, e dunque problemi di consenso, né nei capoluoghi di provincia né nelle città capoluogo (con l'eccezione di L'Aquila). Prima del voto, le arringhe accorate degli amministratori. L'intervento più appassionato è stato quello del sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, che annusando l'aria della sconfitta, ha rivolto svariati appelli ai colleghi di Teramo e L'Aquila. Poi, in uno slancio di sincerità, Di Primio ha rimarcato: «Siamo qui per difendere gli interessi dei nostri territori, non quelli dell'Abruzzo, dell'Italia o dell'Europa, e per Chieti, perdere gli uffici provinciali, significa perdere il centro storico e rinunciare a 2 mila persone che contribuiscono alla nostra economia». Sulla stessa lunghezza d'onda il primo cittadino di Teramo, Maurizio Brucchi. «Teramo vive sugli uffici pubblici - ha rilevato -. Con la soppressione del capoluogo vedremo scomparire mille posti di lavoro, dunque non oso immaginare cosa accadrà quando chiuderanno la Prefettura, la Camera di commercio, la Motorizzazione e via dicendo». La decisione del Cal potrebbe avere anche degli strascichi giudiziari. Valter Catarra, unico assente, ha inviato una nota attraverso la quale annuncia battaglia. «Non prendo parte al voto - ha fatto sapere il presidente della Provincia di Teramo - per conservare intatta la legittimità a presentare ricorso al Tar, come già è stato fatto dalla Provincia di Matera». Il Cal, nei giorni scorsi, ha respinto la proposta che chiedeva di impegnare la Regione a ricorrere alla Corte Costituzionale».

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