PESCARA Si chiama «L'Italia chiamo!». Così, con il punto esclamativo finale. I rottamatori del Pdl si appellano all’Inno di Mameli, ma la foto ricordo finale (qui a fianco) rimanda alla Nazionale di calcio più che a una corrente di partito. Inoltre, non sono in undici ma in otto: sono i sindaci del Pdl (nel box qui a fianco tutti i nomi)che si sono riunti, ieri a Roma, per chiedere l’azzeramento di tutte le cariche non elettive del Popolo della libertà e un rinnovamento profondo del partito di Silvio Berlusconi. Fra gli otto neo-rottamatori, l’Abruzzo è in maggioranza. Sono tre, infatti, i sindaci della regione che hanno aderito al movimento che punta a lanciare uan campagna di opinione: i primi cittadini di tre dei quattro comuni capoluogo, Maurizio Brucchi, di Teramo, Luigi Albore Mascia, di Pescara, e Umberto Di Primio, di Chieti. Vogliono un «nuovo contratto sociale con gli italiani», i sindaci rottamatori e lanciano una petizione con raccolta di firme tra «tutti gli amministratori locali del Paese che vorranno aderire al manifesto». Ma cosa vogliono i rottamatori del Pdl? «L’Italia chiamò!», spiegano nel loro manifesto, «è una iniziativa di sindaci e amministratori locali del Pdl che si propone la rifondazione del centrodestra superando l’attuale stagnazione politica dovuta ad una classe dirigente avvitata su se stessa ed incapace di offrire soluzioni e prospettive». «L’Italia chiamò!» propone la sottoscrizione di un manifesto (il «nuovo contratto sociale» con gli italiani) che,spiegano i sindaci, «parte necessariamente dalla rifondazione del Pdl: azzeramento quindi di tutte le cariche e di tutti i ruoli per cui non si è stati eletti; selezione, partendo dal territorio, di una nuova e credibile classe dirigente attraverso il metodo delle primarie a tutti i livelli; no ai listini bloccati, sì al merito, alla professionalità e possibilmente ad un’esperienza a livello amministrativo». «I vertici del Pdl», aggiungono, «facciano un atto di generosità e con umiltà riconoscano gli errori di una stagione complessivamente fallimentare, aprendo le porte al rinnovamento prima che l’avversione per l’inerzia dei partiti condanni inesorabilmente l’Italia all’antipolitica. Che il centrodestra cresca e si mostri maturo: volti pagina ed impari a camminare con le proprie gambe. Ci auguriamo», concludono, «che il presidente Berlusconi chiarisca al più presto i contenuti del nuovo progetto politico, e ci auguriamo che nello stesso progetto sia messa al centro l'importanza di facce non solo nuove, ma soprattutto credibili e spendibili per l’esperienza militata sul territorio e la fiducia incassata dai cittadini. Solo così saremo disponibili a credere ancora una volta in lui, aiutandolo e sostenendolo nella nuova sfida; in caso contrario le strade inevitabilmente si divideranno».