Atteso un +0,8% per il metano e +0,9% per l’elettricità
ROMA Nuovi aumenti di luce e gas in arrivo. Inferiori all’1%, quindi lievi, ma comunque ancora rialzi. Per la luce si profila un ritocco di +0,8% con il prezzo del kilowattora a 19,3 centesimi; per il gas si va verso un +0,9% con una spesa che sfiora i 91 centesimi al metro cubo (90,9 per l’esattezza). Sono queste le previsioni elaborate da Nomisma Energia in vista delle decisioni che prenderà domani l’Autorità di settore con l’aggiornamento tariffario che scatterà il 1° ottobre. Le stime si riferiscono alla famiglia tipo che consuma 2.700 kilowattora e 1.400 metri cubi di gas l’anno. L’aggravio su base annua per una famiglia media è inferiore a 15 euro (9,6 per il gas e 4,8 per l’elettricità).
Naturalmente l’Authority, cui spetta l’ultima parola, potrà stabilire percentuali diverse ma l’entità della manovra sarà grosso modo questa. Nonostante la crisi, il crollo dei consumi, la potenziale sovraccapacità produttiva del sistema elettrico, ci troviamo di fronte «ad un nuovo record storico», osserva Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia e tra i massimi esperti del settore. «Le variazioni sottolinea sono relativamente contenute ma si tratta dell’ennnesimo ritocco verso l’alto, l’ottavo in due anni, nonostante la crisi abbia affossato i consumi, sia in Italia che in Europa». La stagione autunnale e il via al riscaldamento, ormai alle porte al Nord, si apre dunque su valori decisamente alti.
In pratica, il mercato crolla ma i prezzi sono al massimo storico. Come è possibile? «Le tariffe all’estero danno segnali più bassi prosegue Tabarelli e sono nettamente inferiori. Per l’elettricità ciò è dovuto alla strutturale abbondanza di fonti meno costose nella generazione elettrica, come il carbone e il nucleare già ammortizzato in Francia. Per il gas, i prezzi ai consumatori finali in Italia soffrono di uno straordinario peso fiscale simile a quello dei carburanti. Inoltre da noi i mercati spot hanno una minore influenza rispetto a quella che stanno faticosamente guadagnando all’estero».
I tedeschi bruciano più carbone nelle loro centrali, i francesi sfruttano il nucleare, in Italia il 60% dell’elettricità si produce con il gas. Tutto ciò è noto, ma non basta. Proseguendo il ragionamento, si vede che il peso delle imposte (accise più Iva) sulla bolletta del gas è sempre più vicino a quello della materia prima (33,89% le tasse, 41,54% il gas). Nel caso dell’elettricità invece, cresce il peso degli oneri generali di sistema (oltre il 16% della bolletta) che inglobano gli incentivi alle rinnovabili.
«A fine 2012 spiega poi Chicco Testa, presidente di Assoelettrica, l’associazione dei grandi produttori di elettricità i consumi attesi si saranno ridotti ai livelli del 2004-2005. All’appello mancano quindi dai 30 ai 40 miliardi di kilowattora rispetto alle previsioni che hanno guidato gli investimenti delle utility energetiche». In sostanza, in quindici anni la capacità è quasi raddoppiata, ma gli impianti girano meno a causa della crisi e quindi il costo unitario cresce o nella migliore delle ipotesi non scende. Il mercato è più aperto ma non mancano i colli di bottiglia. Il più grosso riguarda lo sviluppo delle reti e delle interconnessioni. I veti locali rallentano le nuove infrastrutture. E così, l’Italia è divisa in sei zone: in Sicilia il megawattora costa 94 euro (con punte di 170) contro i 69 del Sud e i 73 del Nord. Ma la media ricade su tutti gli italiani.