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Data: 27/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Regione, via libera alla riduzione di consiglieri e assessori. Chiodi esulta, D’Alessandro lo frena: «Era un atto dovuto»

PESCARA - Riduzione dei consiglieri da 45 a 31 e degli assessori da 10 a 6. La cura dimagrante della Regione si appresta a diventare legge dopo le modifiche allo Statuto votate ieri in Commissione da tutti i gruppi politici. Il via libera dell'Emiciclo è atteso nella seduta del 2 ottobre. Una rivoluzione, mentre si infiamma il dibattito sui costi della politica alimentato dallo scandalo che ha travolto la Regione Lazio. L'altra importante novità è che viene esteso agli atti della Giunta il controllo del Collegio dei revisori dei conti già operativo per i provvedimenti del Consiglio. La Commissione Statuto ha unificato le due proposte di legge che erano state presentate dal presidente del Consiglio Nazario Pagano e dal consigliere Pdl Lorenzo Sospiri, incrociando il sì unanime di tutti i gruppi.
Il governatore Gianni Chiodi usa i toni delle grandi occasioni: «Siamo i primi in Italia ad avere approvato la modifica dello Statuto. Non era possibile che l’Abruzzo, con 1,3 milioni di abitanti, avesse 45 consiglieri regionali, 35 ospedali, sei Asl, sei Ato, Comunità montane a livello del mare, società partecipate senza una ragione plausibile, una marea di Ipab, ricchi vitalizi. Nessuno in tre anni ha fatto quello che abbiamo fatto noi», esulta Chiodi. Ma Camillo D'Alessandro, capogruppo Pd, lo invita ad abbandonare i toni trionfalistici: «Chiodi prende in giro gli abruzzesi. Sulla riduzione del numero dei consiglieri né lui, né il Pdl, né gli altri partiti, compreso il mio, possono vantare alcun merito, se non quello di avere adempiuto ad un dettato della Corte costituzionale che ha dichiarato legittima la norma statale che imponeva la riduzione. L'Abruzzo, con le altre Regioni, ha aspettato il pronunciamento della Suprema corte per poi adeguarsi all'esito. Perché Chiodi non è intervenuto per ridurre il numero dei consiglieri senza aspettare la sentenza? Dove è stato per tutto questo tempo?».
Pagano preferisce però guardare ai fatti: «L'approvazione all'unanimità in Commissione delle modifiche allo Statuto è un importante risultato, raggiunto grazie alla collaborazione e al lavoro di tutti i gruppi. La dimostrazione che, quando si lavora insieme superando i vecchi steccati ideologici, si possono centrare obiettivi fondamentali per disegnare l'Abruzzo del futuro. Con queste modifiche aggiungiamo un altro tassello al programma di riduzione dei costi della politica e di miglioramento della macchina amministrativa che il Consiglio persegue sin dal suo insediamento».
Attacca i trionfalismi di Chiodi il capogruppo Idv, Carlo Costantini: «Mentre la Polverini si difende continuando a ribadire che non aveva gli strumenti per incidere sull’autonomia del Consiglio regionale del Lazio, Chiodi si intesta i meriti di tutte le riforme varate negli ultimi mesi dal Consiglio abruzzese: l’eliminazione dei vitalizi, la riduzione delle indennità e l'ultima, la riduzione del numero dei consiglieri. E' evidente che uno dei due non racconta la verità». Un atto dovuto anche per il capogruppo di Rifondazione, Maurizio Acerbo che parla di passaggio obbligato dopo la sentenza della Corte costituzionale e incassa il sì al suo emendamento sull’estrazione a sorte dei componenti del Collegio dei revisori e non la nomina politica.

Il governatore: «E’ un’anomalia
la doppia sede dell’ente regionale»

L’AQUILA - «Nello Statuto della Regione Abruzzo sono previste due sedi, è un'anomalia che va tolta, ma non ci si riesce». Lo ha detto il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, nel corso di un intervento nella trasmissione televisiva Sky Tg 24 Economia al termine della Conferenza delle Regioni che si è tenuta ieri e che ha varato una serie di proposte di tagli ai costi della politica, sulla linea indicata dal Governo con la spending review.
Parlando della doppia sede, soluzione di compromesso stabilita dopo le rivolte di quarant'anni fa a Pescara e all'Aquila, il governatore l'ha definita «un effetto degli anni Settanta, quando ci furono i moti popolari, con barricate e macchine incendiate. Non è solo un atto legislativo, ma è un problema di razionalizzare gli spazi, non è che i dipendenti che sono a Pescara non debbano essere collocati all'Aquila», ha concluso il suo intervento Chiodi.
Parole che potrebbero scatenare polemiche, anche a quarant’anni di distanza dagli scontri di piazza che segnarono la difficoltosa nascita della Regione Abruzzo. Ma Chiodi ha voluto sollevare il velo su una spinosa questione mai affrontata, approfittando del dibattito sempre più attuale sui tagli ai costi della politica ed in particolare delle Regioni, dopo lo scandalo che ha spazzato via la Giunta regionale del Lazio e le nubi che si addensano su quelle della Lombardia e della Sicilia.

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