Rivolta dei sindaci: «Non vogliamo più cortigiani. Vogliamo che venga selezionata una nuova e credibile classe dirigente, attraverso il metodo delle primarie a tutti i livelli»
ROMA Vertice ad alta tensione a palazzo Grazioli, dove l’onda dello scandalo alla Regione Lazio rischia di travolgere quel che resta del Pdl. Il Cavaliere vorrebbe dimenticare il passato, voltare pagina, spianare la strada a un Monti bis e dare vita ad un nuovo soggetto politico capace di creare nel popolo del centrodestra lo stesso entusiasmo che accompagnò la nascita di Forza Italia. Il Cavaliere nega l’intenzione di mandare via gli ex An ma lo “spacchettamento” del partito per dare vita ad un rassemblement in vista delle elezioni politiche è qualcosa di più di una semplice ipotesi. Secondo i piani dell’ex premier, il divorzio “consensuale” darebbe la possibilità alla forza che prenderebbe il posto del Pdl di puntare a stringere accordi elettorali con i movimenti della società civile. Quel che è certo è che per allearsi con Berlusconi questa volta non c’è la fila. Gianni Alemanno pensa ad una sua lista civica, chiede che si vada oltre Berlusconi con l’«azzeramento di tutte le cariche» e propone primarie aperte. Ma a rifiutare l’abbraccio del Cavaliere è anche Giulio Tremonti: «Per i miei gusti, Berlusconi ha troppe braccia». In questo scenario, Berlusconi avrebbe ipotizzato la possibilità di chiudere un’intesa con Luca Cordero di Montezemolo. Ipotesi che prevederebbe anche un difficile se non impossibile accordo con i centristi di Casini. Quanto agli ex An, l’idea è quella di una scissione a destra e una succesiva federazione con il Pdl. Ma, per fare tutto questo, occorrerebbe una legge elettorale con premio alla coalizione. Ed è per questa ragione che ieri, davanti allo stato maggiore del partito, il Cavaliere ha spiegato che la legge più adatta sarebbe il vituperato “Porcellum” (proporzionale con liste bloccate) magari corretto con un premio di maggioranza al primo partito. Un’ipotesi di riforma che non lascerebbe spazio alle preferenze e manderebbe in soffitta il bipolarismo. Un progetto che non piace affatto agli ex An: «C’è un testo che abbiamo depositato al Senato che prevede le preferenze e il premio di coalizione al partito che prende più voti» taglia corto Maurizio Gasparri. Ma il vero nodo da sciogliere resta l’eventuale candidatura di Berlusconi per palazzo Chigi. Franco Frattini spiega che il Cavaliere sta cercando un candidato più forte di lui che sia in grado di riunire i moderati italiani: «Berlusconi è pronto a candidarsi ma solo per spirito di servizio perché ne farebbe volentieri a meno». Guido Crosetto invita l’ex premier a non ripresentarsi. Ma il colpo più pesante arriva da Gianni Alemanno: «Che il Pdl abbia fallito è un fatto con cui ci stiamo misurando con chiarezza. Bisogna costruire un nuovo processo che apra porte e finestre utilizzando lo strumento delle primarie». Il Cavaliere dovrà fare i conti anche con gli arrabbiatissimi sindaci pidiellini, guidati dal “formattatore” Alessandro Cattaneo, che ieri, con una conferenza stampa nella sede nazionale del partito, hanno chiesto che si vada oltre il berlusconismo: «Basta cortigiani. Vogliamo che venga selezionata una nuova e credibile classe dirigente, attraverso il metodo delle primarie a tutti i livelli».