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Data: 28/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Statali in sciopero contro i tagli. Bonanni: «Protesta inutile, non ci saranno licenziamenti»

Rinviate a giovedì le misure sull’attuazione dell’agenda digitale

ROMA No ai tagli. Il pubblico impiego si ferma per protestare contro la spending review e la nuova stretta che ridurrà del 20% le piante organiche dei dirigenti e del 10% la spesa dello Stato per il personale non dirigente. Un percorso che ha avuto il concreto fischio di inizio proprio due giorni fa con la circolare del ministero per la Funzione pubblica che stabilisce un preciso calendario per la riorganizzazione varata da Filippo Patroni Griffi. Non riesce invece a decollare il nuovo decreto-sviluppo sull’agenda digitale, le start up, le agevolazioni alle infrastrutture e alcune semplificazioni. Slitta nuovamente e l’appuntamento previsto per oggi in consiglio dei ministri è rinviato al 4 ottobre. Da un lato l’assenza del premier Monti, ancora negli Stati Uniti, e del ministro dell’Economia Vittorio Grilli impegnato a Berlino; dall’altro la necessità di verificare ancora le coperture e asciugare il testo (un’ottantina di articoli da riportare a non più di cinquanta) sono all’origine della comunicazione urgente inviata da Palazzo Chigi a tutti i ministri nel tardo pomeriggio. Comunque, il ministro dello Sviluppo Corrado Passera spinge con forza per l’approvazione del decreto che, ancora ieri mattina, contava di portare oggi in discussione: «Ci stiamo lavorando» aveva detto uscendo da un convegno, precisando che non ci sarebbe stata nessuna novità sulla sterilizzazione delle accise sulla benzina. Novità per gli automobilisti dovrebbero arrivare invece dall’eliminazione del rinnovo tacito sulle polizze Rc auto, cosa che già avviene per i contratti via Internet ma non per quelli sottoscritti dall’assicuratore. Altra novità, riguarderà l’allungamento del numero di anni previsti per le polizze dormienti, a beneficio dei consumatori.
Se ne riparlerà tra una settimana ma nell’immediato è il mondo dei dipendenti pubblici a essere in ebollizione. Oggi sciopero per l’intera giornata e manifestazione a Roma, con corteo da Piazza Esedra a Santi Apostoli. L’appuntamento è alle 9,30 e la giornata si concluderà con i comizi di Luigi Angeletti della Uil e Susanna Camusso della Cgil. Partecipazione confermata dalla Confsal-Fismic mentre Cisl e Ugl non aderiscono. L’ennesima spaccatura ma, questa volta, non è la Cgil a restare da sola in virtù di una geometria politico-sindacale che ridisegna gli equilibri, quando si parla di pubblica amministrazione, diversamente da quando si parla di Fiat. C’è molta preoccupazione tra gli statali e allo sciopero generale di oggi sono chiamate tutte le categorie del pubblico impiego: dalla sanità alla ricerca, dall’istruzione a ministeri, agenzie, autonomie locali. «Abbiamo già dato», «smontiamo la spending review», «il pubblico impiego si ribella» sono gli slogan che chiamano a raccolta l’esercito dei pubblici dipendenti che chiedono garanzie anche sul problema del precariato. Patroni Griffi, nell’ultimo incontro di martedì scorso con i sindacati, è stato sincero: «Non ci sono soluzioni miracolistiche, ma l’impegno del governo è di vedere come è possibile attenuare questo fenomeno ereditato in maniera così pesante dal passato». Per questo è rimasto aperto il tavolo di confronto sul precariato. Tuttavia, la crisi rende più difficile la gestione del confronto con categorie che reclamano più attenzione «per ricostruire le relazioni sindacali nel pubblico impegno, per combattere le riduzioni di organico, per riavviare la contrattazione». Sulla contrattazione, le varie manovra approvate dal governo Berlusconi prima e dal governo Monti poi, non offrono margini di manovra. Sulle riduzioni di organico Patroni Griffi ha più volte sottolineato che l’obiettivo della spending review non è di portare avanti tagli lineari ma di riorganizzare la pubblica amministrazione andando a vedere dove le piante organiche sono scoperte, dove sono in sovrannumero creando delle compensazioni che portino ad una performance complessivamente migliore del servizio reso ai cittadini. Concetti sacrosanti ma difficili da fare accettare ad un popolo di dipendenti pubblici che si sente vessato e che rivendicano «di aver già pagato fin troppo gli effetti di questa crisi».

Bonanni: «Protesta inutile, non ci saranno licenziamenti»

ROMA Un sì netto da Cgil e Uil; un no altrettanto categorico dalla Cisl. Lo sciopero di oggi dei dipendenti pubblici divide ancora una volta i sindacati.
Raffaele Bonanni, ci spiega la ragione?«Semplice - risponde il leader della confederazione di via Po - finché c’è un tavolo di confronto aperto al ministero noi trattiamo mentre altri hanno proclamato la protesta già da due mesi e mezzo».
Uno sciopero preventivo?
«E’ uno sciopero che non si propone alcun obiettivo. Non vedo alcun nesso tra l’esigenza di riorganizzare il pubblico impiego e la protesta sterile. Tra l’altro, alcuni hanno fatto decine di scioperi senza cogliere un risultato. Fino a quando il governo ci darà la possibilità di discutere io non lascerò il tavolo perché non ho motivo di dubitare della lealtà del ministro Patroni Griffi».
Però è un fatto che migliaia di dipendenti rischiano di essere licenziati.
«Nessuno rischia il posto. Basta con questo terrorismo. Ricordo che la revisione delle piante organiche è stata fatta circa venti anni fa e in questo periodo c’è stato turn over soltanto per un quinto delle coperture. Quindi, la differenza tra le persone previste in organico e quelle realmente in esubero non è rilevante. Del resto non si capirebbe perché su circa tre milioni di dipendenti gli esuberi pare non superino gli undicimila. Ma la quota esatta la valuteremo insieme al governo nei prossimi mesi».
Certo gli esuberi ci saranno.
«Ammesso che ci siano comunque la stragrande maggioranza di costoro avrà la possibilità di andare in pensione, da 61 anni in poi, con le vecchie regole ante-Fornero. Che non mi sembra un trattamento particolarmente penalizzante, anzi lo considero una via d’uscita vantaggiosa. Poi alcune centinaia di loro potranno andare in mobilità».
E’ ancora un fatto che i contratti degli statali sono bloccati da anni e non saranno rinnovati per molto tempo.
«Vero, ma non si sono ridotti neppure gli stipendi come è avvenuto altrove. Grazie al nostro impegno si sono mantenuti gli automatismi. E’ poco, ma di più di quanto avvenuto in altri Paesi europei».
Però Cgil e Uil non la pensano come lei.
«E sono coloro che creano allarmismo senza alcuna ragione. Il vero problema è che gli attuali assetti amministrativi sono contro i servizi alle persone, contro i contribuenti, contro gli stessi dipendenti pubblici. Io inviterei i lavoratori a protestare contro colore che nella maggioranza e nel potere economico hanno impedito a Monti di mettere le mani nel sancta sanctorum dei loro interessi».
Ma la riorganizzazione che lei, in realtà, chiede da tempo non implica un taglio degli organici?
«Gli organici si sono già ridotti perché non c’è stato turn over. E non ho visto mai riorganizzare un settore attraverso il suo sfascio».

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