«Un minuto dopo l’effettivo accorpamento tra L’Aquila e Teramo, indirò un consiglio comunale straordinario per passare con Pescara». Parola del sindaco di Pineto Luciano Monticelli, che in veste di segretario del Cal scaglia parole di fuoco verso l’assise: «In questa sede la teramanità è stata umiliata - dichiara senza mezze misure - qui è passata la forza prorompente di Pescara e Chieti». Nella nuova provincia L’Aquila - Teramo che si sta prefigurando anche i Pd Verrocchio e D’Agostino temono una sorta di balcanizzazione con spinte secessionistiche a Nord, nei 12 comuni della Vibrata e negli altri 29 che danno sul Pescarese, più a Sud. I democratici, che considerano la mozione uscita dal Cal come minoritaria (votata da otto componenti su 20) paventano inoltre una Teramo «spogliata, con sicurezza e welfare a rischio e senza più il grosso degli uffici territoriali». Cosicché il Pd propone una provincia unica per tutto l’Abruzzo, come nel caso di Umbria, Molise e Basilicata, che consentirà al territorio di avere maggiori servizi e di essere più omogenea anche in linea con i 7 ambiti territoriali regionali: ora tocca al consiglio regionale valutare la proposta che è stata di Monticelli in sede di Cal. Il presidente Catarra, dal canto suo, dichiara di non riconoscere la decisione di mercoledì sera e farà ricorso: «Il Cal si è appiattito sulle decisioni del Governo rinunciando ad avere un ruolo; il paradosso è che questa decisione arriva mentre è chiaro a tutti che il confuso dibattito sulle Province ha fatto da paravento ai veri costi impropri della politica: il fallimento del federalismo regionale e la cattiva gestione della pubblica amministrazione». Il presidente del Consiglio, Mauro Martino, ha abbandonato l’assemblea al momento del voto: «La comunità teramana è stata lasciata sola». Controcorrente va il presidente regionale del Pd, Manola Di Pasquale, che vede nel provincione «un’opportunità di crescita».