Iscriviti OnLine
 

Pescara, 26/03/2026
Visitatore n. 752.647



Data: 28/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sevel, il giudice dice no ai precari «I licenziamenti sono legittimi»

Bocciato il ricorso di 157 interinali. I sindacati: «Che amarezza»

LANCIANO - La crisi giustifica il licenziamento. Fu legittimo il comportamento della Sevel e delle agenzie di lavoro che tra il 2008 e 2009 non confermarono il contratto di lavoro interinale a 157 lavoratori, molti dei quali in fabbrica dal 2006. E' questa la decisione del giudice del Lavoro del Tribunale di Lanciano, Paola De Nisco, che ieri ha respinto il ricorso collettivo degli operai, molti dei quali - allora licenziati - non hanno ancora trovato un nuovo posto di lavoro, permanendo una globale situazione di crisi economica ed occupazionale in Val di Sangro e in tutto l’Abruzzo.
Restano, dunque, tutti a casa senza alcuna speranza di tornare in Sevel. Il giudice De Nisco, in 26 pagine di sentenza, riconosce in pratica che la Sevel assunse giustamente in quanto a suo tempo c'erano i presupposti di sviluppo occupazionale grazie all'aumento dei volumi produttivi, ma altrettanto giustamente non confermò i contratti quando la crisi economica portò ad un rallentamento delle vendite del furgone Ducato.
Un precedente ricorso, avanzato da due operai, anch’essi all’epoca assunti con contratto interinale, fu accolto lo scorso gennaio dall’allora giudice del Lavoro Flavia Grilli, ora gip. Il giudice impose all’azienda il pagamento nei loro confronti di sei mesi di stipendio, oltre agli interessi legali e la rivalutazione monetaria dalla stipula del contratto. Questa sentenza favorevole nei confronti dei lavoratori fu poi comunque annullata dalla Corte d'Appello de L'Aquila.
Il 2008 fu un anno nerissimo per i lavoratori della Sevel di Atessa; in tutto furono persi 1400 posti di lavoro tra la mancata conferma degli interinali, il trasferimento successivo di decine di operai e la mancata conferma di altre centinaia di lavoratori con contratto a termine, infine la perdita di lavoro per altre 400 tute blu dell'indotto.
Come lo scorso marzo anche ieri aula giudiziaria stracolma di lavoratori della Sevel, molti dei quali ideatori del ricorso collettivo alla magistratura. Alcuni di loro erano patrocinati dalla studio Iacovino di Campobasso, mentre per la Sevel-Gruppo Fiat c'era lo studio Trifirò di Milano e l'avvocato Antonio Codagnone.
«E' una grande amarezza sapere che tutti questi lavoratori restino a casa - dice Marco Di Rocco, ex segretario provinciale Fiom Cgil , ora responsabile dei problemi sindacali legati al Gruppo Fiat - Si tratta davvero di un duro colpo al sistema occupazionale del territorio. Speravamo che la magistratura desse ragione ai lavoratori. Resta il fatto che Sevel non ha mai rispettato gli accordi, questi lavoratori sono stati licenziati e invece avrebbero dovuto vedere il loro contratto diventare a tempo indeterminato. Dico di più: non è vero che all’epoca mancassero commesse».
La crisi occupazionale in Sevel, negli ultimi anni, ha una lunga storia, cominciata nel 2005 nel segno positivo con accordi sui volumi produttivi e promesse di consolidamento occupazionale attraverso varie fasi; secondo i sindacati l’azienda aveva stilato una sorta di percorso proponendo di assumere prima contratti interinali, da sei mesi a un anno, poi due diversi tipi di contratti a tempo determinato fino a giungere a quello a tempo indeterminato. Per i sindacati però furono solo promesse.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it