Bocciati i ricorsi per i contratti a tempo indeterminato Uno degli operai: adesso non so che cosa dire a mia figlia
LANCIANO Sconcerto e amarezza. Sono queste le sensazioni degli operai presenti in aula (una quarantina) nell'apprendere che non torneranno a lavorare per la Sevel, la fabbrica del Ducato Fiat, l'unica azienda automotive che tiene ancora il ritmo del mercato nel panorama della casa torinese e in tutta la Val di Sangro. In 157 avevano sperato di tornare sulle catene di montaggio. E sono altrettanti invece i ricorsi rigettati ieri dal giudice del lavoro Paola De Nisco. Secondo la sentenza di primo grado del tribunale del lavoro il comportamento della Sevel e delle società di lavoro interinali è stato legittimo. Gli oltre 400 precari assunti in gran parte da agenzie di somministrazione tra il 2006 e il 2007 sono stati chiamati, secondo quanto appreso in aula, per rispondere ad un aumento della produzione. Allo stesso tempo i precari sono stati licenziati tra il 2008 e il 2009 per un'improvvisa contrazione del mercato. La fabbrica del Ducato, secondo il giudice De Nisco, non era tenuta a riassumerli in caso di ripresa delle vendite. Ma il miraggio di un posto di lavoro a tempo indeterminato si era già infranto con il pronunciamento della corte d'appello dell'Aquila che aveva riformato la sentenza dell'allora giudice del lavoro Flavia Grilli per i primi due precari ex Cat. In primo grado, Costantino Manes e Flavia Murolo, così si chiamano i due operai di Termoli, avevano vinto, proprio nel tribunale di Lanciano. Non sono mai rientrati in Sevel, ma l'azienda, dopo il pronunciamento in primo grado, aveva pagato loro sei mensilità arretrate. Da allora si è aperta una voragine di speranze da parte di tutti i precari come Costantino e Flavia. Il primo sconcerto per i 157 ricorrenti è arrivato invece nell'apprendere del cambiamento del giudice. «Credevamo che ci sarebbe stato un rinvio», dice uno dei precari, «e invece il tutto si è svolto in pochi minuti in un clima surreale. C'era chi sorrideva, chi considerava tutti i faldoni accumulati una perdita di tempo. Io invece non so cosa dire alla mia bambina di sei anni quando mi chiede perchè non vado al lavoro». «Volevamo che fosse fatta chiarezza», prosegue, «così come aveva fatto il giudice Grilli. C'è gente che è entrata dopo di noi e che è passata a contratto a tempo indeterminato. Nel 2009 noi siamo stati licenziati, ma nello stesso anno sono stati assunti degli apprendisti, come si spiega?». «Gli avvocati ci hanno detto che molte cause simili alla nostra sono state vinte», commenta un operaio di Termoli, «qui però avevamo a che fare con la Fiat. Non siamo più sicuri che esista una giustizia». «Molti dei miei assistiti hanno già espresso la volontà di ricorrere in appello e personalmente ricorrerò in Cassazione per Manes e Murolo», dice l'avvocato Nicola Del Re di Termoli, « attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza per le quali il tribunale di Lanciano ha ritenuto di cambiare orientamento rispetto a quanto era stato deciso a gennaio. Di certo la parola fine in questo tipo di vicende può metterla solo la Cassazione».