Una norma da inserire in un decreto sui tagli ai costi del personale politico delle Regioni - con il consenso delle stesse Regioni - che il governo potrebbe varare nei prossimi giorni.
«Il decreto - sottolinea Vannino Chiti, ex presidente della Regione Toscana e attuale vicepresidente del Senato - Potrebbe fissare dei parametri massimi precisi, calcolando le spese complessive per i consiglieri in base al numero degli abitanti, e poi dare un breve lasso di tempo alle Regioni per adeguarsi». E i vitalizi? «Quelli - chiosa Chiti - andrebbero semplicemente aboliti, come è stato deciso per i parlamentari».
In caso di decreto del governo, il Consiglio regionale del Lazio anche se sciolto sarebbe obbligato ad essere convocato a breve per esaminare, come dicono gli addetti ai lavori, «materie necessarie ed obbligatorie». In questo modo sarebbe aggirato l’ostacolo giuridico principale: ovvero l’impedimento al Consiglio di votare su leggi di natura straordinaria. Il ricorso al decreto dell’esecutivo, nel caso del Lazio, comporterebbe un ulteriore vantaggio: gli abitanti del Lazio voterebbero subito per eleggere solo 50 consiglieri regionali invece dei 71 attuali. Anche in questo caso, come per i vitalizi, il decreto di Palazzo Chigi obbligherebbe il Consiglio regionale a votare subito le norme di riduzione del numero dei consiglieri senza aspettare la fine della prossima legislatura.
Nelle scorse settimane, infatti, la Corte Costituzionale ha bocciato il ricorso della Regione Lazio (e di altri enti) contro la legge varata dal governo Berlusconi che riduceva il numero dei politici locali in tutt’Italia. Ora quindi si tratterebbe di varare in tempi brevi una legge regionale che fissi i dettagli tecnici, come ad esempio l’estensione dei collegi, sulla base del numero dei 50 eletti.
Insomma, nonostante i tempi brevi, ci sarebbe la possibilità tecnica di porre un qualche riparo ai costi della politica regionale proprio a partire dalla Regione Lazio. Dove alla fine dell’anno scorso fu varata la discussa legge 19/95 che, pur abolendo i vitalizi per i consiglieri a partire dalla prossima legislatura, intanto li assicurava anche ai 14 assessori non eletti della giunta Polverini. Al danno era stata aggiunta anche la beffa. Perché la legge, caso unico fra le 20 Regioni italiane, consente ai consiglieri laziali di ottenere il vitalizio a 50 anni. Un privilegio - tanto più odioso se si pensa all’innalzamento dell’età pensionabile scattato da quest’anno per tutti gli altri comuni mortali - valido solo nel Lazio.
Fino alla legge 19/95, infatti, la soglia più bassa di privilegio previdenziale per i consiglieri regionali era quella dei 55 anni. Ed era garantita ai politici di Calabria, Campania, Friuli, Lombardia, Molise, Puglia e Valle D’Aosta. Invece, il Piemonte e l’Umbria - almeno stando al libro «La casta invisibile», Rubbettino editore, scritto da Pierfrancesco De Robertis - da questo punto di vista sono le più serie poiché prevedono il vitalizio a 65 anni. Solo un anno in meno rispetto ai comuni mortali.