Sedi fittizie per ottenere contributi, coinvolti oltre ai Fanini un commercialista e quattro imprenditori
L’AQUILA Un giovane commercialista e quattro imprenditori sono coinvolti, insieme al noto medico Rodolfo Fanini e al figlio Federico, nell’inchiesta della Procura della Repubblica che ha indagato su una serie di passaggi societari messi in campo dalla Fare srl per ottenere un finanziamento pubblico di 300mila euro erogato (per metà) dalla Regione Abruzzo per la realizzazione di progetti legati al tema della competitività alle imprese. Un incentivo che, stando all’accusa, sarebbe stato indebitamente percepito. Sono stati iscritti sul registro degli indagati anche il commercialista aquilano Paolo Tempesta, l’imprenditrice di Poggio Picenze Cinzia Masci (cui fa capo una ditta che si occupa di forniture ospedaliere e apparecchi medicali), gli imprenditori Giulio Ottavio Battagliarin (ditta di attività di servizi alle imprese con sede a Milano), Filippo D’Ottavio e Vanessa Gardelli (ditta di dispositivi medici con sede a Bologna). I sette, a vario titolo, sono coinvolti nel tentativo di acquisire i fondi messi a disposizione nell’ambito delle risorse a favore delle imprese nel territorio danneggiato dal terremoto. Il tutto nel quadro di progetti sotto il diretto controllo del ministero per la coesione territoriale, il dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica e il comitato interministeriale per la programmazione economica. La fonte del finanziamento è il Fondo europeo di sviluppo regionale, fondi strutturali relativi alla programmazione 2007-2013 per il recupero e la rivitalizzazione economica e sociale del territorio colpito dal sisma. Il cui obiettivo è quello di «favorire il tempestivo superamento dell'emergenza, promuovere l'attrattività territoriale e la competitività dei territori colpiti facilitando la ripresa delle attività produttive, socioeconomiche e istituzionali e la rivitalizzazione del tessuto urbano». Tuttavia, per l’accusa, l’impresa avrebbe effettuato un negozio fittizio, con un’altra ditta, per acquistare apparecchiature elettromedicali ad alta tecnologia e quando quest’ultima si è tirata indietro, rifiutandosi di emettere la fattura per quei macchinari, sarebbe corsa ai ripari, aiutata dal commercialista, per simulare l’apertura in città di tre sedi delle imprese fornitrici dei macchinari evitando, così, di essere esclusa dal finanziamento.(e.n.)