«Affaire Montecarlo», l'offensiva del presidente della Camera
Nota di Paolo Bonaiuti:«Documento non credibile»
La lettera di Lavitola a Berlusconi svela le trame dietro la campagna di stampa scagliata contro Fini a proposito della casa di Montecarlo. Il presidente della Camera reagisce duramente dando del corruttore all'ex premier. Che in serata annuncia azioni giudiziarie contro il suo ex avversario.
LA RIVELAZIONE E LE ACCUSE - Dagli atti di indagine sul tentativo di estorsione ai danni di Berlusconi emerge una lettera inviata all'allora premier dall'ex editore dell'Avanti. Con una serie di rivelazioni sulla casa di Montecarlo ceduta in eredità ad An, e poi finita nella disponibilità del cognato di Fini. Lavitola ricorda di avere ottenuto tra i 400 e i 500mila euro per tutta l'operazione, ivi compresi i documenti originali fatti arrivare da Santa Lucia con un volo privato da Panama a Roma messo a disposizione dal presidente panamense Martinelli. Una conferma a lungo attesa da Fini, che ora grida al complotto: «Il signor Berlusconi è un corruttore. E ora, se vuole, mi quereli». In diretta tv ospite di Otto e Mezzo, il presidente della Camera attacca frontalmente il rivale. «Dovrei dire che sono soddisfatto e che il tempo è galantuomo - affonda il leader Fli - invece dico che sono profondamente indignato e spero che gli italiani capiscano ora chi è Silvio Berlusconi. Io parlo agli elettori - spiega -, a me dispiace che tanti amici non abbiano capito qual è la natura del Pdl. La destra doveva essere un'altra cosa. Il mio errore capitale è stato confluire nel Pdl, che è e sarà una creatura di Berlusconi, non può essere una alternativa credibile al centrosinistra».
LA RISPOSTA DELL'EX PREMIER - Silvio Berlusconi non si fa pregare, e all'invito di Fini che lo aveva sfidato a querelarlo, risponde con un'azione giudiziaria. Una nota del portavoce Paolo Bonaiuti lrende noto che l'ex premier «ha dato ampio mandato ai suoi legali di esperire tutte le più opportune e necessarie azioni giudiziarie. Stupisce che l'On. Fini - aggiunge Bonaiuti - fondi le sue opinioni su un documento il cui contenuto non è stato in alcun modo avvalorato dal suo asserito autore e non ha avuto alcun riscontro nelle sedi proprie».