ROMA «Dovrei dire che sono soddisfatto, ma sono profondamente indignato e spero che finalmente gli italiani capiscano chi è Silvio Berlusconi: Berlusconi è un corruttore». Si definisce una persona «disgustata», il presidente della Camera Gianfranco Fini, quando ospite di “Otto Mezzo” su La7 commenta le ultime novità dell’inchiesta partenopea sulle attività del faccendiere Valter Lavitola. L’ex direttore de l’Avanti indagato per tentata estorsione nei confronti del Cavaliere è l’autore di una lettera rinvenuta dai pm in un computer dell’imprenditore Carmelo Pintabona e ora divenuta pubblica perché depositata agli atti del processo. Una missiva in cui tra le altre cose Lavitola afferma di essere stato pagato dall’ex premier per mettere in piedi l’affaire Montecarlo, quello che doveva servire a trascinare nel fango l’ex leader di An. «Non so se le sue prese di distanza sono reali, o frutto di un misto di istinto di conservazione, vigliaccheria e cattivi consigli o, come spero,di un giusto e normale gioco delle parti», scrive Lavitola nella lettera indirizzata a Berlusconi. Rinfacciando al presidente i servigi resi, l’ex direttore ricorda al premier di essere in debito avendo lui “comprato” il senatore Sergio De Gregorio, che lasciò l’Idv per unirsi al centrodestra e far cadere il governo Prodi. Lavitola passa poi a ricordare al presidente - accusato di non mantenere le promesse fatte - di averlo salvato anche in un altra occasione. Ovvero quando l’ex maresciallo dei carabinieri Enrico La Monica, coinvolto assieme al parlamentare del Pdl Alfonso Papa e all'uomo d'affari Luigi Bisignani nell'inchiesta sulla P4 e latitante da più di un anno, avrebbe distrutto alcune fantomatiche fotografie in cui Berlusconi era ritratto insieme con l'ex governatore della Campania Antonio Bassolino e alcuni affiliati a clan camorristici. Quindi il caso Montecarlo che per mesi occupò le pagine dei giornali, soprattutto di destra. Lavitola elenca una serie di benefici che l'ex premier gli avrebbe concesso. Tra questi figura una elargizione di 500mila euro di rimborso spese, per i documenti relativi alla “Casa di Montecarlo”. Il riferimento è al suo viaggio a Santa Lucia, in Centramerica, per procurare atti che avrebbero dovuto dare la stura allo scandalo. E dimostrare che proprietario effettivo dell'appartamento (un tempo appartenuto ad An) era il cognato di Fini. «Provo disgusto nei confronti di una persona che davvero merita di essere conosciuto per quello che autenticamente è. E non mi riferisco a Lavitola. Era tutto organizzato. Erano documenti falsi. Patacche», ha detto Fini lapidario. Quanto agli elettori di centrodestra ora ci penseranno «dieci volte prima di votare per il Pdl. Nostro compito - ha aggiunto – è preparare un'alternativa»