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Data: 29/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Francia, nuove tasse e tagli maximanovra da 37 miliardi. Imposta del 75% sugli stipendi superiori al milione di euro

Il governo parla di «sforzo senza precedenti» per riportare il deficit al 3%

PARIGI - Per il governo è «una finanziaria da guerra che preserva il futuro, uno sforzo senza precedenti», per l'opposizione «uno choc fiscale che amputa il potere d'acquisto», per tutti, «un rigore mai visto»: ieri François Hollande ha ufficialmente portato la gauche e la Francia nell'era dell'austerity. Per mantenere la promessa aurea di riportare il deficit al 3 per cento nel 2013, il governo ha varato una manovra che pesa 36,9 miliardi di euro: 20 miliardi di tasse supplementari, cui si aggiungono i 4,4 miliardi già votati quest'estate, tagli per dieci miliardi alle spese dello stato e per due miliardi e mezzo alla protezione sociale. Tanti sacrifici avranno almeno una ricompensa sicura: per Hollande alla fine del suo mandato la Francia non avrà «nemmeno un euro in più» di un debito pubblico che il prossimo anno dovrebbe decollare fino al 91,3 per cento del Pil per poi cominciare la discesa e attestarsi all'83 per cento nel 2017. Per realizzare l'exploit non basteranno però i sacrifici imposti ai francesi: dovrà concretizzarsi anche l'ipotesi di crescita del governo, che ha puntato su un più 0,8 per cento giudicato troppo ottimista dalla maggior parte degli economisti. Ancora ieri l'andamento delle borse ha ricordato come la ripresa sia fragile. La giornata è stata pesante ovunque, con Milano che ha perso il 2,2 per cento. In rosso anche Parigi e Madrid, entrambe a -1,5 per cento. Lo spread è in compenso sceso sotto i 370 punti (367) e il rendimento del Btp a dieci anni è calato al 5,1 per cento. In questo contesto ancora molto volatile, Hollande ha scelto di confermare l'impegno europeo della Francia e di sacrificare all'ortodossia di bilancio le politiche di rilancio e crescita tradizionalmente care alla gauche. Per risanare i conti, il governo francese fa leva soprattutto sulle tasse: venti miliardi ripartiti equamente tra famiglie e imprese. Contrariamente alla riforma fiscale voluta da Sarkozy nel 2007, questa volta saranno i redditi più alti a sopportare i maggiori sacrifici: aliquota supplementare al 45 per cento per la porzione di reddito da lavoro superiore a 150 mila euro annui e famosa - anche se temporanea - super aliquota al 75 per cento sopra il milione. Ritorna in auge anche la patrimoniale, che scatterà su tutti i patrimoni superiori a 1,3 milioni, con un tasso compreso tra lo 0,55 e l'1,8 per cento. Si riduce lo storico quoziente famigliare, pilastro della politica per le famiglie, e si restringono anche le «nicchie fiscali» ovvero gli sgravi forfettari riservati a specifiche categorie. Complessivamente, secondo il governo, a pagare più tasse saranno 4,1 milioni di famiglie benestanti, mentre otto milioni e mezzo di famiglie a reddito basso ne pagheranno di meno. Ancora più significativo e sintomatico di una finanziaria durissima ma giusta, secondo il governo Ayrault: le tasse pagate dall'1 per cento delle famiglie più ricche aumenteranno di 2,8 miliardi di euro. Sul fronte delle imprese, stessa chiave di lettura: le grandi imprese, oggi meno tassate delle piccole e medie, saranno chiamate a fare il grosso dello sforzo.
A pagare di più sul versante spesa pubblica, saranno Cultura (-5,5 per cento nel 2015, nemmeno la destra aveva mai osato tanto), Economia, Ambiente e Agricoltura. La Difesa subirà tagli per 2,2 miliardi di euro sulla programmazione in corso, ma il suo bilancio resterà invariato. Per compensare i posti creati nella Scuola (10 mila assunzioni, grande promessa elettorale di Hollande), e in minor misura nella Sicurezza e nella Giustizia, quasi 13mila posti di lavoro verranno soppressi negli altri Ministeri. Globalmente, le spese di funzionamento dello Stato, che aumentano meccanicamente del 2 per cento annuo, dovranno invece diminuire del 5 per cento. Per il presidente della commissione Finanze del Parlamento, il conservatore Gilles Carrez, «mai era stato inflitto un tale choc fiscale, che inevitabilmente amputerà il potere d'acquisto e rallenterà la crescita». Per l'Osservatorio delle congiunture economiche, invece, la finanziaria di Hollande ha «mirato bene», perché «pesa sui più ricchi» ed evita di penalizzare in modo esagerato i consumi.

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