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Pescara, 26/03/2026
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Data: 29/09/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Province e tagli - E Chieti non si arrende. Se verrà unita a Pescara perderà il ruolo di capoluogo. Il Pdl invita alla mobilitazione popolare, il Pd si spacca

CHIETI La politica si ferma e chiede aiuto alla gente. Nella battaglia per il riordino delle province abruzzesi il Pdl chiama in causa i cittadini di Chieti, perché si facciano avanti a sostegno dell'azione politica. In realtà, la politica in generale sembra aver dato prova di confusione e inconsistenza. Tanto è vero che una proposta univoca non è stata trovata e che ieri i due maggiori partiti in campo, Pdl e Pd, si sono espressi con due conferenze stampa sullo stesso argomento (concomitanti anche in termini di orario) e, pur asserendo di avere lo stesso obiettivo, sono riusciti a darsi addosso con accuse e polemiche. Per il Pdl hanno parlato il senatore Fabrizio Di Stefano e l'assessore regionale Mauro Febbo, per il Pd i due capigruppo in Provincia e Comune, Camillo D'Amico e Alessio Di Iorio, e il segretario cittadino Enrico Iacobitti. La posizione del Pdl è quella più netta. Sin dall'inizio il partito, a Chieti, si è schierato per l'autonomia della provincia teatina, l'unica ad avere i requisiti di legge per rimanere così com'è. Il Consiglio per le autonomie locali ha supportato questa proposta con cinque voti contro gli otto di quelli che chiedono invece che la provincia teatina venga accorpata a quella pescarese, possibilità fortemente temuta sul colle perché il ruolo di capoluogo potrebbe venire assegnato a Pescara, la città più popolosa, ed essere "scippato" a Chieti. Ma l'ipotesi di un Abruzzo suddiviso in due grandi province, Chieti-Pescara e L'Aquila-Teramo, non ha comunque ottenuto la maggioranza qualificata. La palla passa ora al Consiglio regionale che entro il 23 ottobre dovrà formulare la propria tesi e trasmetterla al Governo. «In questa ottica, comunque, - ha detto Febbo in conferenza stampa - bisognerà lavorare anche su un altro aspetto fondamentale che riguarda le funzioni regionali, che dovranno essere riorganizzate e riviste in maniera diversa». La battaglia dunque continua, «ma per portarla avanti - ha detto il senatore Di Stefano - abbiamo bisogno anche dell'appoggio della città, delle associazioni, delle forze economiche, perché la politica può arrivare fino a un certo punto, ma una grossa mobilitazione dell'opinione pubblica può fare molto di più». Anche in casa Pd, D'Amico ha riaffermato il principio che Chieti può continuare a restare da sola perché non è soggetta a riordino, ma poi, allo stesso tempo, il capogruppo ha detto anche che «la nostra idea è quella delle due macroaree, Chieti-Pescara e L'Aquila-Teramo, votata a maggioranza anche dalla direzione regionale del nostro partito». Posizione ambigua, dunque, se si tiene conto che sia il gruppo Pd della Provincia che quello del Comune hanno votato un ordine del giorno a favore dell'autonomia provinciale di Chieti. A tutto questo si aggiungono le considerazioni politiche del segretario Iacobitti, che accusa Di Stefano, Febbo e Di Primio di «aver portato avanti una battaglia che loro già sapevano a priori essere perdente», Chiodi di «stare in silenzio» e Di Giuseppantonio di avere «poco peso politico».

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