Iscriviti OnLine
 

Pescara, 26/03/2026
Visitatore n. 752.647



Data: 04/10/2012
Testata giornalistica: Rassegna.it
Scioperare non è una vergogna

Sembra quasi una campagna contro lo sciopero, quella che campeggia oggi su alcuni quotidiani italiani. Lo stop dei trasporti del 2 ottobre è stata l'occasione per attaccare "l'inutile rito" dello sciopero e - quindi - anche quei lavoratori che, scioperando, rinunciano a un giorno di stipendio per cercare di migliorare le loro condizioni. Punte del 99% nel settore dei trasporti, secondo le cifre diffuse dal sindacato. Le notizie di Milano sono gravi: ma il caos che ha portato ai feriti in metropolitana è un fatto di cronaca, un misto di isteria, esasperazione e problemi veri (quelli dei pendolari italiani) che non si può certo imputare al sindacato.

Guardiamo alla situazione degli autoferrotranvieri: il contratto nazionale di lavoro è scaduto nel 2007, il settore non è mai stato rilanciato né razionalizzato, la richiesta di un contratto unico per la mobilità è caduta nel vuoto. Non si vedono tagli di spesa, nessun accorpamento delle società che operano nel trasporto pubblico locale. I sindacati di categoria hanno proclamato questo sciopero da mesi, rispettando le prescrizioni di legge.

Per questo la posizione del Corriere della Sera, ribadita sia sul cartaceo che sul sito [vedi foto], non si può accettare. Volendo passare sopra all'ennesima spettacolarizzazione della notizia, dove il grottesco sposa con amore il ridicolo ("Indovina chi era sotto la saracinesca"...), il punto è un altro: il messaggio contenuto nel commento di Giangiacomo Schiavi, intitolato "Uno sciopero così non è degno di un Paese civile". Come anticipato dal titolo, questo spiega ai lettori cosa è "degno" di "un Paese civile" (come sempre molti posseggono la ricetta scientifica della "civiltà"). Lo sciopero dei trasporti è "indegno", ovviamente.

Lo sciopero è "il solito rito", il sindacato "dovrebbe prendere atto che la chiave solidaristica nella distribuzione degli aumenti è un modello superato" (nei trasporti superato da cinque anni - per la precisione -, i lavoratori non hanno aumenti dal 2007). Dunque cosa fare? Evitare "di mettere quaranta sigle attorno a un tavolo (che non si troveranno mai tutte d’accordo) e scegliendo accordi territoriali, dove è possibile".

Ma allora - questo lo chiedo io - i lavoratori dei trasporti non meritano un contratto nazionale, solo intese territoriali? E ancora: cosa possono fare gli addetti che aspettano un contratto da tanti anni, scrivere una lettera ai datori di lavoro per chiedere la grazia? E se invece fosse il contrario? Se scioperare non fosse una vergogna?

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it