PESCARA La Cgil attacca a testa bassa la Regione sul sistema sanitario. Paolo Castellucci, segretario provinciale del sindacato, snocciola «i numeri di un fallimento», citando una relazione della Corte dei Conti datata luglio 2012, e alcuni rapporti della Asl pescarese. «I cittadini pagano a suon di tasse l'appianamento del debito, mentre la qualità del servizio sanitario scade, a tutto vantaggio dei privati - è l'accusa di Castellucci -. Nel frattempo aumentano i costi di mantenimento degli organi regionali e le spese per le retribuzioni dei dirigenti». Emblematico il caso della Asl di Pescara, dove la mobilità passiva continua a crescere, raggiungendo quota 27 milioni di euro, e le liste di attesa si allungano a dismisura, con punte di 135 giorni per una colonscopia e di 125 giorni per un'ecografia alla mammella. Parallelamente, aumenta il volume d'affari per la specialistica convenzionata e accreditata, che a Pescara ha un'incidenza pari all'8,1 per cento (contro il 4,1 per cento della media nazionale). L'acquisto di prestazioni sanitarie negli istituti privati è passato dai 46 milioni di euro del 2008 ai 60 milioni di euro del 2011, mentre la spesa per l'assistenza specialistica esterna è stata ridotta di circa 4 milioni di euro, ma nel 2011 ha ripreso a crescere. «Aumentano le attività appaltate a terzi, mentre il personale della sanità è stato drasticamente ridotto e per il 68 per cento si concentra negli ospedali - osserva Castellucci -. Il rovescio della medaglia è il mancato decollo della sanità territoriale, che si traduce nell'impossibilità di ridurre i costi di ospedalizzazione, e nella carenza di assistenza agli anziani, ai malati terminali e ad altri pazienti che avrebbero bisogno di cure domiciliari». Il dirigente della Cgil fa i conti in tasca alla Regione: «Non si può ragionare soltanto nell'ottica della riduzione del debito, che pure c'è stata, anche se l'hanno pagata a caro prezzo i lavoratori e le imprese abruzzesi, che negli ultimi quattro anni hanno versato importi fiscali aggiuntivi per oltre 712 milioni di euro». A maggior ragione se, come rileva la Corte dei Conti, nell'ultimo anno i costi di mantenimento di consiglio, giunta e presidenza regionale sono aumentati di oltre il 13 per cento, superando la soglia di spesa di Regioni come le Marche e la Toscana, e se i dirigenti pubblici della Regione hanno goduto, nell'ultimo triennio, di un incremento dei premi di risultato pari al 66,6 per cento. «Sono sperperi ormai insostenibili», rimarca Castellucci, che ne ha anche per l'opposizione, «responsabile di non aver esercitato un'efficace azione di controllo». A partire da tali considerazioni la Cgil chiede di ridurre la spesa per gli organi istituzionali, allineandola a quella delle altre Regioni equiparabili, di fissare un tetto alle retribuzioni dei dirigenti pubblici, e di riesaminare la spesa per l'acquisto di beni e servizi, che negli ultimi anni in Abruzzo è cresciuta a dismisura. Inoltre, con le risorse fiscali aggiuntive, il sindacato chiede che sia ridotto il peso fiscale per lavoratori e pensionati, inserendo, in ambito sanitario, una fascia di esenzione fino a quindicimila euro di reddito e un criterio di gradualità progressiva. La Cgil invita infine ad attivare progetti dedicati al sociale, alla sanità territoriale e alla riduzione delle liste di attesa.