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Data: 04/10/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Ma che paese siamo diventati? di Vittorio Emiliani

IL PARLAMENTO SI MUOVA Via dalle liste i condannati dentro le persone perbene, i giovani e i meritevoli, di ogni parte e partito

Tre notizie memorabili di ieri. La prima: il governo fa sapere che intende rendere al più presto operative, forse anche per le regionali del Lazio, la norma che impedisce la ricandidatura ai già condannati. La seconda: l'amico del cuore e di vacanze marine del Celeste (il governatore lombardo Roberto Formigoni), il faccendiere Pierangelo Daccò, è stato condannato a 10 anni dal Tribunale di Milano per associazione a delinquere, bancarotta e altri reati per il San Raffaele. La terza: è stato arrestato a Chiavari l'ad di "Tributi Italia", la società che 400 Comuni avevano scelto in luogo di "Equitalia" (ritenuta troppo severa), Giuseppe Saggese, il quale si sarebbe personalmente appropriato di 20 dei 100 milioni complessivi sottratti con vari sotterfugi, assieme a numerosi compari, tutti in manette, dopo aver comprato yachts, auto di lusso, ecc. Ma la notizia delle notizie rimane purtroppo quella che vede bloccata in Parlamento la legge anti-corruzione, voluta da tanti italiani ma bloccata da Silvio Berlusconi e dai suoi i quali reclamano un codicillo che salvi il Cavaliere dal processo di Ruby Rubacuori all'epoca minorenne. Nella nostra vita pubblica tira un'aria di schizofrenia: da una parte c'è un'Italia di lavoratori, di imprenditori, di pensionati, di artigiani, di titolari di partite Iva sui quali si esercita una pressione fiscale sfiancante e che, da alcuni anni ormai, continuano a ridurre i consumi e/o gli investimenti (e tutta l'economia ne risente); dall'altra c'è un'Italia di evasori, magari totali, che conducono una vita di grassi consumi, battono bandiera di comodo sui loro maxi-yachts (fuggiti al primo annuncio di tassazione), girano in Suv extra-lusso nel cuore delle città, popolano le feste più ricche e cafone, talora mascherati, giustamente, da maiali. E alcuni sono politici rampanti, come certi consiglieri del Pdl alla Regione Lazio, ai quali non veniva il dubbio di aver sbagliato tempo e Paese spendendo, in modo esibito, in cene, festini, viaggi esotici e simili le ricche "indennità" regalate loro dalla "autonomia" regionale e consiliare. Autonomia rispetto a tutto. I controlli esterni, dopo il Titolo V della Costituzione, non ci sono più, mentre quelli interni si sono indeboliti assieme ai poteri delle assemblee elettive. Così, zitti zitti, tutti i consiglieri, in pratica, si sono seduti a spartirsi le relative torte di soldi (dei contribuenti). Per una novantina di milioni, mica poco, in tutta Italia. Mentre le aliquote regionali si facevano più pesanti, si tagliavano pezzi di welfare assistenziale e sanitario, i fondi per scuole materne e biblioteche, per la cultura in genere. Alcune Regioni (Toscana, Marche, Umbria e poche altre) hanno notevolmente ridotto gli stanziamenti per il funzionamento dei Consigli regionali. Altre no. Ma la misura - invocata dallo stesso Vasco Errani presidente della Conferenza Stato-Regioni - di ridurre il numero dei consiglieri regionali è applicabile solo se tutti sono d'accordo, perché il pasticciato Titolo V mette allo stesso livello Stato, Regioni, Province e Comuni, senza che vi si parli di "interesse nazionale". Concetto che nella federale Germania ha un valore intangibile per tutti. In Italia non possono dal centro stabilirsi i costi standard per gli articoli sanitari che così costano 10 in una regione e 80 in un'altra. Impunemente. Una follia. Che però può essere spazzata via se dal Parlamento arrivano i primi segnali: via dalle liste i condannati, e dentro le persone perbene, i giovani, i capaci e meritevoli. Di ogni parte e partito. Bisogna fare piazza pulita. E che la prossima legislatura sia "costituente": per raddrizzare questo "feder-lassismo" che tanti danni sta procurando al Paese Italia.

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