PESCARA Domenica scorsa, la stazione di Pescara centrale è finita sotto scacco per un black-out che ha paralizzato biglietterie, scale mobili e ascensori. Mercoledì scorso, sempre a Pescara centrale, è mancata anche l’acqua dalle 16 fino alle 20: «Ci scusiamo per il disagio», dicono i volantini non ancora rimossi. E la scala mobile che porta ai binari 4-5-6 è ancora fuori servizio. Ma le altre stazioni cittadine nate per i pendolari come stanno? Convivono con il degrado tra muri imbrattati che nessuno sembra pulire e ascensori pagati e mai entrati in funzione. Per i ferrovieri, mancano la manutenzione – anche se la pulizia è eseguita tutti i giorni – e i controlli per frenare i vandali. San Marco, 6 anni di guai. Premi il pulsante una volta, lo premi ancora, lo premi la terza volta. E capisci quello che i residenti delle case popolari di via Moro, quartiere San Donato, sanno già da 6 anni, da quando la stazione Pescara San Marco è stata inaugurata: l’ascensore – c’è anche la scritta in inglese, «lift» – non è mai entrato in funzione. Allora, a un passo, la mappa in braille per i ciechi indica le scale: è l’unica strada per raggiungere i binari, passando tra le vetrate imbrattate dai vandali. Sì perché i vandali, a San Marco, sono arrivati ancora prima dell’inaugurazione e tornano ogni volta che vogliono. Tra disegni e scritte si fanno largo gli annunci sui viaggi come quello che indica che, «da lunedì 10 settembre scorso, nei giorni lavorativi escluso il sabato», c’è il nuovo treno R3204: parte da Sulmona alle 7,24 e arriva a Pescara centrale alle 8,47 (altre fermate a Popoli, Torre de' Passeri, Scafa, Alanno, Chieti, Pescara San Marco, Pescara Porta Nuova). Degrado sul tribunale. Stessa storia a Pescara tribunale, stazione inaugurata nel 2007 per i magistrati, gli avvocati e gli imputati famosi e non. Di ascensori qui ce ne sono 2, tutti bloccati e imbrattati e uno è anche senza pulsante da più di 2 anni: il 2 giugno 2010 noi del Centro l’avevamo già visto così. Dietro le panchine con vista su palazzo di giustizia, ecco le vetrate sporcate con le bombolette spray: di qui passano più di 40 treni al giorno, il primo alle 6,23 per Teramo, l’ultimo alle 21,29 da Termoli per Pescara centrale. È la stazione adottata dagli studenti universitari. Porta Nuova. Sui muri di Pescara Porta Nuova, in funzione da 2 anni, cominciano a staccarsi pezzi d’intonaco e, all’ingresso, manca anche un idrante. Ma l’ultima stazione cittadina aperta è ancora salva: di notte si serrano i cancelli. Sui binari, però, il colpo d’occhio è un altro: ci sono soltanto 2 pensiline, imbrattate, 2 panchine e 2 cestini per i rifiuti. Testimonianze sui binari. «Ma perché hanno costruito gli ascensori se non sono mai entrati in funzione?», così si chiede Claudio Ferrante, disabile e presidente dell’associazione Carrozzine determinate. Parla di «soldi pubblici spesi e di cui la collettività non usufruisce» Fernando Masci, segretario regionale del sindacato Fast ferrovie: «Faccio il macchinista e ho 30 anni di servizio», spiega, «prima si facevano concorsi per abbellire le stazioni, adesso, vederle così ci fa rimanere senza parole». Non soltanto stazioni di periferia: «Anche Pescara centrale ha problemi», rivela Masci, «ci sono soltanto 3 uscite di sicurezza e la segnaletica non è sufficiente. Inoltre, da quando i bagni pubblici sono stati chiusi e sono rimasti soltanto quelli a pagamento, c’è gente che orina anche dentro gli ascensori: in questi casi, anche il sistema di videosorveglianza non permette interventi tempestivi». «Troppi incivili». «Lo stato di degrado delle stazioni», spiega Amelio Angelucci, segretario aggiunto Cisl-trasporti, «se da una parte è imputabile alla gestione di Rfi che dovrebbe avere più attenzione agli scali locali frequentati dai pendolari, dall’altra è innegabile che ci siano in giro troppi incivili: non si fa in tempo a ripulire i muri che il giorno dopo già tornano imbrattati. Secondo noi, però, le condizioni delle stazioni sono la prova di una scarsa attenzione ai pendolari mentre il trasporto pubblico necessita di rilancio. C’è un continuo taglio delle risorse», dice Angelucci, «che incide sulle corse dei treni e anche sulle infrastrutture».