PESCARA «Se io volessi andare a Milano, dovrei partire per forza dalla stazione di Pescara centrale, mai potrei sognare di farlo da Montesilvano e Francavilla, perché soltanto lì ci sono gli ascensori funzionanti e il personale specializzato che, con un carrello elevatore, mi potrebbe aiutare a salire sul treno. Comunque, oggi non potrei decidere di partire domani: prenotare il servizio disabili è quasi un’impresa. I treni regionali? Vietati». Claudio Ferrante, disabile e presidente dell’associazione Carrozzine determinate, racconta l’odissea di viaggiare in treno. Sì perché salire sull’ascensore prima per arrivare ai binari e sul carrello elevatore dopo per salire sul treno, sono soltanto gli ultimi atti di una catena lunga. «Da oltre un anno, il punto Blu della stazione di Pescara centrale, l’unico in Abruzzo, è stato chiuso causa tagli», spiega Ferrante, «così per prenotare il servizio di assistenza, bisogna telefonare al distaccamento di Ancona. L’ho vissuto sulla mia pelle: prendere la linea è un’impresa che richiede ore e ore. Poi, bisogna verificare se il giorno della partenza il vagone del treno dedicato al trasporto disabili è disponibile visto che potrebbe anche non essere funzionante a causa di guasti. Fatto questo, con la prenotazione in mano, potrei andare a fare il biglietto in anticipo per tornare in stazione il giorno della partenza. È estenuante. E pensare», dice Ferrante, «che con il Punto blu tutti questi problemi non si sono mai presentati». Impensabile per i disabili spostarsi con i treni regionali. Gli ascensori di Pescara tribunale e Pescara San Marco sono fermi da sempre: «Gli ascensori che ci sono ma non funzionano rappresentano una beffa per tutti i cittadini. Per noi disabili in carrozzina, l’ascensore da solo non basterebbe a salire sui treni ma potrebbe servire a tutti quelli che hanno difficoltà di deambulazione, a partire dagli anziani che non ce la fanno a camminare, dai cardiopatici oppure penso alle famiglie con neonati nei passeggini o ancora a chi, magari, si è rotto una gamba giocando a pallone. Mi chiedo perché», conclude Ferrante, «siano stati costruiti gli ascensori se hanno mai funzionato».