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Pescara, 26/03/2026
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05/10/2012
Il Centro
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Politica e malaffari - Crac Di Pietro, indagato anche Tancredi. Il governatore Chiodi difende il suo socio di studio: «Lo conosco bene, nessun dubbio sulla correttezza di Carmine» |
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TERAMO Indagato in procedimento connesso. Carmine Tancredi, il commercialista teramano di 51 anni socio di studio del presidente della Regione Gianni Chiodi, compare con questo status nella lista dei testi chiamati dalla Procura a comparire nel processo per il cosiddetto crac Di Pietro. Tancredi, dunque, non è un semplice testimone. Il pm Irene Scordamaglia lo sta indagando nel procedimento stralcio dell’inchiesta sul crac, un procedimento che coinvolge altre cinque persone. Questo significa che, quando verrà citato come teste, il professionista potrà essere assistito da un difensore e potrà avvalersi della facoltà di non rispondere. Due o tre imputati? E’ questa la notizia più importante nel giorno in cui si è aperto, davanti al tribunale di Teramo, il processo per bancarotta fraudolenta a due dei tre grandi protagonisti del crac, ovvero gli imprenditori teramani Guido Curti, 50 anni, e Nicolino Di Pietro, 64, reduci da cinque mesi di carcere e due di arresti domiciliari. Il terzo imprenditore a suo tempo arrestato, Maurizio Di Pietro di 51 anni, per il momento non può partecipare al processo perché valutato incapace da una perizia psichiatrica. Proprio ieri il gip ha disposto una nuova perizia che entro il 25 ottobre relazioni sulla sua capacità processuale, poi anche lui potrebbe entrare nel dibattimento. Una consulenza d’oro. Perché Tancredi è stato indagato? Cosa c’entra con Curti e i fratelli Di Pietro? Alla prima domanda, al momento, è impossibile rispondere: il procedimento stralcio che coinvolge il socio di Chiodi è coperto dal segreto istruttorio. Più facile rispondere alla seconda: Tancredi è stato il consulente degli imprenditori accusati di una serie pianificata di bancarotte che ha portato al fallimento quattro società edili e immobiliari teramane e che ha poi visto i soldi di quelle società (oltre 18 milioni di euro secondo la guardia di finanza) essere sottratti ai creditori grazie a un vorticoso giro su conti esteri. Da Teramo alla Svizzera, dalla Svizzera a Londra, da Londra a Cipro e da Cipro di nuovo a Teramo grazie alla costituzione di due società che avevano sede legale nello studio Chiodi-Tancredi. Il 99 per cento delle quote di quelle Srl (sequestrate dalla magistratura) era detenuto da società cipriote, l’un per cento da un portalettere teramano in pensione che figurava come amministratore (e che è indagato nello stralcio). Quando sono stati interrogati in carcere, Curti e Maurizio Di Pietro hanno scaricato su Tancredi buona parte delle responsabilità del giro di denaro all’estero, sostenendo che era il professionista il regista dell’operazione. Curti ha poi fatto un passo indietro, ma nel frattempo la Procura già lavorava per acquisire elementi di riscontro a quelle dichiarazioni. Evidentemente li ha trovati, sebbene questo non significhi ancora che Tancredi abbia commesso alcun reato. La fiducia di Chiodi. Tancredi resta circondato da grande fiducia. Il governatore Gianni Chiodi ieri ha dichiarato al Centro: «Sono assolutamente sereno, per quello che so del mio collega non ho alcun dubbio che per lui non ci sarà alcun problema. Conosco la sua correttezza e non posso dubitarne, non può farlo nessuno». La prima udienza. Quanto alla prima udienza del processo, è servita ad ammettere le parti civili, che sono tre delle quattro società fallite (la Sirius Italia Srl, con il curatore Michele Cappelletti e l’avvocato Fabrizio Silvani; la Dft Grafiche Srl, curatore Milco Fasciocco e avvocato Danilo Gimminiani; la Lgm Costruzioni Srl, curatore Angelo De Dominicis e avvocato Alessia Moscardelli). Il presidente del collegio Giovanni Spinosa su istanza dei difensori ha dovuto sostituire uno dei giudici a latere, Roberto Veneziano, per incompatibilità: come gip, infatti, Veneziano nell’agosto scorso aveva revocato gli arresti domiciliari ai due imputati. Dopo una breve sospensione, Spinosa è rientrato con al fianco il giudice Carlo Ferraro, che rimpiazza Veneziano. La prossima udienza è stata fissata al 12 dicembre, quando verranno ascoltati i primi testi del pm (ovvero i quattro curatori fallimentari).
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