Pochi atti approvati, l’opposizione invoca il ritorno alle urne
Il consigliere comunale del Pd Camillo D'Angelo usa il bisturi per analizzare la crisi che sta paralizzando la città e l'amministrazione del sindaco Albore Mascia: «Dal 2 gennaio 2012 al 17 maggio il consiglio comunale si è riunito una trentina di volte presentando sempre lo stesso ordine del giorno. E in cinque mesi sono state approvate solo tre delibere fondamentali: Imu, bilancio di previsione e assestamento. Il dibattito politico su argomenti fondamentali per la città, come la riqualificazione delle aree di risulta, la scelta di Trenitalia di tagliare Pescara dall'alta velocità, il riordino delle Province, è stato possibile solo grazie ai consigli comunali straordinari chiesti dalle opposizioni».
Siamo alla paralisi, gridano in coro i rappresentanti delle minoranze. Che sempre in coro hanno chiesto ieri al sindaco di recarsi dal prefetto per rassegnare le dimissioni, senza se e senza ma. Pd, Idv, Sel, Fli non vedono altra strada per rimettere in moto una macchina amministrativa che si è impantanata sul salvataggio di Pescara parcheggi, nonostante nel vertice di mercoledì il sindaco abbia avuto rassicurazioni sul fatto che lunedì la delibera supererà lo scoglio dell'aula. Nessuno, però, ci crede più.
Per il capogruppo del Pd, Moreno Di Pietrantonio i problemi di oggi vengono da lontano: «Una crisi strisciante che noi denunciammo all'inizio della legislatura, quando appariva già chiaro che questa maggioranza era priva di coesione politica e di un programma di governo. La città è ferma ma è piena di donne e uomini capaci in grado di farla ripartire. Il sindaco smetta di minacciare le dimissioni e vada davvero dal prefetto per consentire il ritorno alle urne».
Dimissioni immediate è anche la parola d'ordine di Adelchi Sulpizio (Idv): «La vicenda di Pescara parcheggi è solo l'emblema del fallimento di questa amministrazione, una società che loro hanno prima voluto e poi affondato».
Giuseppe Bruno (Fli) fa un'altra considerazione: «Questa maggioranza è nata con 25 consiglieri e oggi non riesce a trovarne 21 da portare in aula. La ragione, evidentemente, non è solo politica: se i parcheggi prima rendevano 4 milioni di euro e ora ne portano soltanto 2 nelle casse del Comune significa che c'è un problema di efficacia dell'azione amministrativa. E' questo non aggrega ma divide».
Per Giovanni Di Iacovo (Sel): «Non era necessario arrivare ad una crisi così grave, alla delibera di lunedì, per capire che è venuto il momento di staccare la spina: basta dare un'occhiata allo stato in cui versa la città. E le cose non potranno che andare sempre peggio».
Gianluca Fusilli (Pd) ritiene inaccettabile il ricatto del sindaco: «Che significa dire o votate la delibera o tutti a casa? Se dopo una dozzina di sedute Pescara parcheggi non riesce a trovare il consenso dell'aula, un motivo ci sarà e non è consentito offendere così l'istituzione del consiglio comunale».
Si unisce al coro Massimiliano Pignoli (Fli): «La maggioranza che ha mal governato questa città non esiste più e la soluzione è una sola. Il ritorno alle urne».
Caustico Marco Alessandrini (Pd) che affida il suo commento a un aforisma di Flaiano: «Mai dare le dimissioni in Italia, perché qualcuno potrebbe accettarle».