PESCARA «Se potessi scegliere io, rimetterei insieme Abruzzo e Molise perché non c’è stata una ragione storica, politica o culturale di separazione. Pastori d’Abruzzo eravamo e pastori d’Abruzzo siamo rimasti». Antonio Di Pietro presenta così le sue ragioni in favore di una Macroregione che rimetta insieme i due pezzi – l’Abruzzo e il Molise – separati da una legge costituzionale che nel 2013 compirà 50 anni. Il segretario dell’Italia dei valori, molisano di Montenero di Bisaccia, a pochi chilometri dal confine con l’Abruzzo, ha scelto Pescara per lanciare, ieri mattina, quello che, più che un progetto, sembra una mozione degli affetti. «La ragione della divisione, a suo tempo», ha spiegato l’ex magistrato di Mani pulite, «fu dovuta al fatto che non si mettevano d’accordo su chi doveva fare il presidente della Regione o quanti consiglieri spettavano all’una e all’altra. Siccome l’Abruzzo era più grande, i molisani si arrabbiavano perchè veniva eletto sempre un presidente abruzzese e allora hanno deciso di fare due Regioni per eleggere due presidenti». «Questa», ha sottolineato Di Pietro, «era la prima repubblica della lottizzazione che abbiamo dovuto combattere». «Io posso capire che ci sia una differenza tra alcune realtà territoriali, ma vorrei che qualcuno mi spiegasse qual è la nostra differenza culturale o politica e quale chance in più abbiamo avuto dividendoci». Secondo il segretario dell’Idv, i problemi attuali possono essere risolti «mettendo in sinergia le risorse che abbiamo. Bisogna avere il coraggio e l’umiltà di capire che il campanilismo non porta da nessuna parte». Mai, come in questo momento», ha proseguito Di Pietro, «l’unione fa la forza. Con la separazione è stato dimezzato anche il valore, la competitività e la forza economica». Il parlamentare dell’Italia dei valori ha poi fatto un esempio, secondo lui, emblematico di un sistema che non funziona: «In Molise c’è una società di gestione dell’aeroporto, che ha una sede, dei dipendenti e un consiglio di amministrazione, ma manca l’aeroporto. Quando si arriva a questo livello di perversione bisogna trovare una soluzione». «Il modello di federalismo che si è generato in Italia ha portato a sprechi, ruberie, duplicazioni e ingestibilità della cosa pubblica», ha detto ancora Di Pietro, allargando lo spettro del suo intervento e sottolineando la necessità di «rivedere il sistema federale del nostro Paese, intervenendo non solo a livello regionale, ma anche a livello territoriale nel suo complesso». «Si tenga conto che le strutture territoriali erano state create con la logica della “giornata di cavallo”. Questure, prefetture, uffici territoriali e anche le preture », ha sostenuto il segretario dell’Idv, «dovevano essere raggiunte in una giornata di cavallo. Non c’erano i mezzi meccanici che ci sono adesso: oggi premendo un bottone possiamo parlare con il mondo intero e quindi mi sembra assurdo prevedere questa miriade di strutture distribuite sul territorio».