Crisi azzurra, il sindaco: meglio movimenti distinti tra Nord, Centro e Sud
ROMA - «Non sarebbe opportuno presentarsi, almeno su Roma, con la lista Pdl. Soprattutto nel Lazio ci sono segnali negativi e quindi bisogna presentarsi con una situazione rinnovata». Il sindaco di Roma Gianni Alemanno azzera il Pdl. O almeno cancella il simbolo del partito e invoca «una rifondazione del Pdl in un nuovo soggetto politico» oppure «come opzione ulteriore, quella della scomposizione geografica» in tre aree con «l'ipotesi della lista civica del centro-sud». In quest'ottica - spiega il sindaco - «comincerò da Bari un tour che mi porterà anche in altre città italiane per un confronto nei diversi contesti territoriali per attirare quel mondo di centrodestra che cerca punti di riferimento».
Va anche ricordato che una proposta simile, ma limitata al Lazio, qualche giorno fa, era stata avanzata dal senatore Andrea Augello, ex An e guida di una importante componente del Pdl, che aveva ipotizzato di non fare comparire il simbolo nella scheda elettorale delle prossime elezioni regionali.
La rifondazione del Pdl, stando almeno a sentire coloro che frequentano via dell’Umiltà, sarebbe avviata e il 2 dicembre (giorno non a caso dei ballottaggi per le primarie del Pd) ci sarà «una grande assemblea del partito». D’altra parte di liste civiche il Cavaliere parla da mesi, ma in occasione delle ultime elezioni locali alla fine fu proprio il partito ad imporre simbolo e nome del Pdl. Ora, dopo il devastante scandalo della Regione Lazio, si cerca di correre ai ripari annunciando gattopardeschi «azzeramenti» o, a seconda che a spingere siano gli ex azzurri, di una rifondazione forzista. Ad avvertire il rischio è stato ieri il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto: «Guai agli slogan privi di indicazioni politiche - sostiene Cicchitto - il termine rottamare è stato usato nel Pd e adesso viene adottato ai più vari livelli anche nel Pdl, ma bisogna evitare di buttare via insieme all’acqua sporca (a proposito quand`è che Fiorito viene anche formalmente espulso dal Pdl?) anche il bambino».
Nel caos che regna nel partito, l’iniziativa del segretario Angelino Alfano e dei vertici del Popolo della Libertà piace sino ad un certo punto al Cavaliere. Berlusconi ormai da tempo ha disconosciuto il Pdl e di fatto se ne sente fuori. Malgrado il pressing del partito e gli annunci di catartici appuntamenti, non ha fretta. «Non capisco questa premura - spiega un deputato della prima ora come Ignazio Abrignani - ricordo che nel ’94 si votò il 28 marzo e Forza Italia fece la sua prima riunione organizzativa il 6 febbraio». D’altra parte la nomenklatura, compresa la parte che invoca il rinnovamento, teme di essere tagliata fuori dall’idea del Cavaliere di cancellare buona parte del Pdl e dando vita ad un movimento leggero e senza apparati nel quale abbiano ampio spazio volti nuovi provenienti dalla società civile.
Secondo qualcuno il reclutamento è già in corso e affidato ad appositi cacciatori teste e il Cavaliere sarebbe anche pronto a coinvolgere il movimento di Luca Cordero Di Montezemolo in modo da recuperare anche quel mondo imprenditoriale e delle partite Iva che ha sempre composto la base del suo consenso, sperando soprattutto di aprire un’interlocuzione con Casini e Fini.
Molti e non marginali sono i motivi che Berlusconi ha addotto con i suoi per spiegare il suo attendismo. Ovviamente la legge elettorale è tra i primi motivi che lo spingono alla cautela in questa fase. Seguono il risultato delle primarie del Partito democratico e l’attesa per ciò che farà quel Renzi che non a caso mesi fa ricevette ad Arcore, l’evolversi della crisi economica e finanziaria con tanto di possibili impegni che Monti potrebbe prendere con Bruxelles e Francoforte prima di lasciare.
Fatto sta che la data di una possibile manifestazione - magari per ricordare quella oceanica di piazza San Giovanni - può servire al Cavaliere per levarsi un po’ di pressione addosso e magari bruciare nel tempo anche l’iniziativa del Pdl. Tanto è un partito dal quale dice di essere uscito «per primo».