SPOSTARE in avanti di almeno un'ora la fascia di garanzia pomeridiana degli scioperi del trasporto pubblico, per adeguarsi ai ritmi della città, profondamente cambiati da quando, nel 1991, sindacati e azienda dei trasporti scelsero l'intervallo 15-18 per assicurare il rientro a casa dei milanesi. Dopo il disastro di martedì, quando migliaia di passeggeri hanno messo in atto una sorta di insurrezione contro Atm, colpevole - per loro - di scarsa e confusa comunicazione, Comunee sindacati cercano una strada per ridurre il rischio che questo si ripeta, in futuro. Lo fanno mentre l'azienda si trova ad affrontare un'altra giornata no, con un treno - tra i più vecchi in servizio, è del 1974 - che va in frenata d'emergenza alla stazione Uruguay, della linea rossa, causando tre contusi. Una manovra di sicurezza che si attiva spesso (in media una volta al giorno nel 2012, 75 volte al mese nel 2011, 21 al mese nel 2010, dicono i dati Atm), ma che ieri ha toccato un nervo scoperto. La circolazioneè rimasta sospesa per circa 20 minuti, dalle 17,15 in poi, nel tratto compreso tra San Leonardoe QT8. Stando alla ricostruzione della sala di controllo, il sofisticato sistema di segnalamento avrebbe rilevato un'anomalia nei sensori del convoglio e quindi imposto automaticamente la frenata di emergenza. È il sindaco Giuliano Pisapia che, mercoledì sera, convoca Cgil, Cisl e Uil e le loro sigle di categoria: un lungo incontro, a Palazzo Marino, per analizzare la situazione, non per individuare responsabilità. «Con i sindacati abbiamo rinnovato l'impegno per evitare in futuro situazioni di disagio nei confronti dei cittadini, contemperando il sacrosanto diritto allo sciopero con i diritti dei cittadini», spiegava ieri Pisapia, ragionando anche su come riconquistare la fiducia dei cittadini alle istituzioni: martedì, infatti, la gente non credeva al personale Atm (la mattina, quando assicurava che non c'erano più treni in servizio, tantomeno nel pom e r i g g i o , q u a n d o i n v e c e ribadivano chei treni erano in coda e che sarebbero arrivati). «C'è il problema di avere un continuo rapporto con i cittadini, non solo nei casi di emergenza: serve un rapporto solidale, che è lo strumento per vincere la diffidenza, e noi ci stiamo provando». Un tavolo di lavoro con l'assessore alle Politiche per il lavoro Cristina Tajani verrà aperto nelle prossime settimane: l'ipotesi è che la fascia pomeridiana in cui i mezzi di trasporto sono assicurati anche durante lo sciopero slitti, passando dalle 15-18 alle 16-19 o 16,30-19,30. Questo servirebbe a smaltire meglio, in quelle ore, il rientro a casa di chi lavora e, oggi, si accalca alla fine della fascia. «Abbiamo dato la nostra disponibilità, ma dobbiamo verificare quanto sia possibile», spiega Danilo Galvagni, segretario milanese della Cisl: gli orari, infatti, devono tenere conto anche degli studenti, che escono prima da scuola, e delle fasce di garanzia degli altri mezzi di trasporto (treni, autobus locali) per evitare il corto circuito. La riunione con i sindacati - che verrà replicata con il presidente e i vertici di Atm - è servita a fare il punto su quanto accaduto: nessuna responsabilità del caos attribuita allo sciopero (avvenuto del resto in tutta Italia) ma qualche dubbio, da parte dei sindacati, su come sia stata gestita la comunicazione. Un rischio che nessuno vuole correre il 16 novembre, giorno in cui è stato proclamato un nuovo sciopero nazionale per il rinnovo del contratto, questa volta senza fasce di garanzia, ma con un certo numero (limitato) di linee e mezzi assicurati. Vogliono scongiurare tutti che il caos si ripeta, con le scene di panico e gli appelli inascoltati: per questo l'idea è di fare una massiccia campagna di informazione, perché tutti arrivino a quel giorno sapendo cosa potrebbe accadere.