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Pescara, 24/03/2026
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Data: 07/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Diecimila posti a rischio: l’industria è in affanno. La Cgil lancia otto proposte per battere la crisi

Ben 192 vertenze aziendali, quasi 18 mila lavoratori coinvolti e 10.200 posti di lavoro a rischio. Sono questi i numeri spaventosi della crisi dell'industria abruzzese forniti ieri dal segretario generale della Cgil Abruzzo, Gianni Di Cesare, che ha anche evidenziato quanto, in realtà, la situazione nella nostra regione sia delicata e critica. E Pescara, dove da gennaio ad agosto 2012 l'Inps ha autorizzato quasi due milioni e 600 ore fra Cigo, Cigs e Cigd, non fa eccezione. «La realtà è preoccupante e anche se l'Istat conferma che la condizione nella nostra regione è migliore che in altre, non possiamo rimanere fermi - ha dichiarato Di Cesare -. Questi dati, infatti, sono solo parziali, poiché riguardano solo le vertenze seguite dalla Cgil e solo quelle industriali, ovvero manca tutto il terziario».
«A tal proposito - hanno aggiunto dal sindacato - abbiamo preparato otto proposte per uscire dalla crisi, una piccola ricetta per guarire l'industria abruzzese, settore chiave per la ripresa e lo sviluppo dell'intero sistema produttivo locale». Il primo punto riguarda la cassa integrazione in deroga, che la Cgil chiede di rifinanziare per un totale 150 milioni di euro. Altra questione calda, poi, è quella del credito: «La Banca d'Italia - ha sostenuto Di Cesare - deve uscire dal suo santuario, confrontarsi e verificare il bisogno di credito, creando un osservatorio in Abruzzo». Terzo punto è quello relativo al pacchetto regionale per il sostegno al tessuto produttivo e all'occupazione, per il quale sono previsti 145 milioni di euro, ma che secondo la Cgil può essere messo in moto solo se le imprese investono. Altri due settori d'intervento evidenziati sono poi quello dell'edilizia, in particolare l'housing sociale, e delle infrastrutture. Per risollevare la situazione dell'Abruzzo, infatti, la Cgil chiede che il Governo apra dei tavoli di confronto con le multinazionali e realizzi un grande porto per commercializzare le merci. «Poi c'è la questione dell'etica - ha aggiunto ancora Di Cesare -, della trasparenza e della capacità di intervento della politica; nonché la tassazione, troppo alta a causa del debito sanitario, e la questione Europa». Per il segretario, infatti, se l'Abruzzo esce fuori dall'Europa non saremo più nelle condizioni di dare aiuti di Stato alle imprese e perderemo anche il fondo di un miliardo di euro. Per sostenere queste proposte il sindacato intende mettere in campo iniziative di lotta, a partire da quella organizzata per il 20 ottobre prossimo a Roma dalla Cgil nazionale.

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