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Data: 07/10/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Tremonti lancia 3L. Il Pdl verso il crac è tutti contro tutti

L’ex ministro battezza la sua «Lista Lavoro e Libertà» Nella confusione generale, Berlusconi medita il colpo d’ala

ROMA Giulio Tremonti ha presentato ieri a Riccione il suo movimento politico 3L – Lista Lavoro e Libertà – salutando definitivamente Berlusconi e il Pdl. Un altro pezzo del ventennio del Cavaliere che prende il largo, anche se largamente annunciato e preceduto da una fase di progressivo allontanamento dell’ex ministro dell’Economia dal partito che gli aveva messo tra le mani le casse del Paese. Prima i dissidi con ex colleghi ministri e «colonnelli» del partito, poi l’avvicinamento alla Lega di Bossi. Infine la scelta di correre da solo. Dal Pdl, alle prese con enormi problemi interni, spaccato al punto tale da rischiare una frantumazione, nessun commento. Berlusconi ha altro a cui pensare, come per esempio lasciare il Parlamento ma non prima di aver costruito un grande centro stile Ppe europeo con Casini e Montezemolo. Così come Tremonti a domanda diretta non ha voluto commentare quanto sta accadendo nel suo ormai ex partito limitandosi a un ragionamento sul malaffare della politica: «Quanto tempo fa ho detto che nelle Regioni c’erano dei cialtroni, chi aveva ragione e chi torto?». Per poi aggiungere che lui aveva anche tentato di spiegare «che a fronte dei sacrifici richiesti, dovevamo farli anche noi i sacrifici: ridurre i compensi, usare gli aerei di linea, livellare tutto sulla media europea». Sul suo movimento, di cui per ora si sa solo che sarà composto (nelle intenzioni) soprattutto da giovani, dice che nasce «per parlare di cose concrete. Se si sentono i dibattiti sono solo astratti: è il momento di parlare di cose concrete, del risparmio, del debito pubblico. Qui invece – accusa – si parla ancora di poltrone, di persone». E come esempio il ministro della «finanza creativa» non poteva che citare gli Stati Uniti: «Il dibattito in America tra Obama e Romney non è mica solo stare a parlare della politica politicante. Loro dicono che visione hanno del Paese e cosa vogliono fare in concreto». Duramente critico con il governo Monti («in un anno troppe tasse e troppa paura»), l’ex ministro dice che è l’ora di cambiare: «Il deficit sale, la crescita scende. In tutto questo ci guadagna la speculazione finanziaria, la competizione che si fa contro l’Italia. Dobbiamo cambiare, cominciare a comprare il nostro debito pubblico e dire che i nostri titoli sono esentati dalle imposte presenti e future, bloccare il contagio». Berlusconi avrà reagito con un’alzata di spalle, il divorzio tra i due era già avvenuto. I problemi per il Cavaliere sono altri: la tentazione di lasciare tutto, ma non prima di essere riuscito a realizzare un grande centro tirando dentro Montezemolo, Casini, magari anche Fini che se non ci fosse più lui potrebbe aderire al progetto. Oppure proseguire con Alfano ma rivoluzionando il partito. I rumors parlano di un Berlusconi gelido, che del Pdl non ne vuole più sentir parlare. E allora, un nuovo predellino come chiedono alcuni, in testa Santanché, Galan, Biancofiore? Nuovi nome e simbolo, e di conseguenza anche la scissione dagli ex An (molti dei quali non sarebbero affatto dispiaciuti)? Secondo alcuni è una follia (l’ex ministro Rotondi preconizza una estinzione in stile Dc), ma sono molti tra i colonnelli del Pdl che temono di perdere poltrona e potere. Situazione fluida insomma, se non magmatica, anche se il segretario Alfano finge ottimismo prevedendo addirittura un grande evento che rilancerà il partito il due dicembre. Quel che è certo, con il partito in caduta libera, adesso disastrosa dopo lo scandalo alla Regione Lazio, Berlusconi sa che il Pdl non può presentarsi in queste condizioni alle prossime elezioni. Lo ha detto nel vertice con i suoi fedelissimi dell’altro ieri sera. E intanto Tremonti spera che da un’eventuale frantumazione qualcosa di buono ricada sulle sue 3L.

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