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Pescara, 26/03/2026
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Data: 07/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pdl, il gelo di Berlusconi. Alemanno: ora si cambi tutto. Il sindaco: con Alfano niente svolte. Poi precisa: nessuna accusa

ROMA- Che Berlusconi pensi a un colpo di teatro, non è un mistero. Ed è sicuro che delle manovre e dei litigi dei suoi non ne possa proprio più, anche se, attraverso il portavoce Bonaiuti, smentisce di sognare la scissione dagli ex An. Certo vuol rilanciare «una forte coalizione dei moderati», anche guidata da un leader diverso da lui. Un Montezemolo, un Passera, o qualche carismatico capitano di industria. Difficile però, confida ai suoi, trovare qualcuno che abbia il mio stesso carisma, che voglia impegnarsi in prima persona. Ma per Berlusconi il Pdl va rifondato radicalmente.
Lo va dicendo da tempo anche Gianni Alemanno, che pure ieri è tornato a ripeterlo con forza. «Bisogna che il rinnovamento, il cambiamento del Pdl, sia un fatto vero, reale, non un fatto di immagine», spiega rispondendo ai giornalisti circa il rischio di una scissione. «Noi abbiamo bisogno con grande bagno di umiltà, di una immersione in mezzo alla gente, utilizzando lo strumento delle primarie. Solo così possiamo far rinascere un nuovo soggetto unitario del centrodestra, in grado di battere la sinistra. Altrimenti il rischio è che ognuno vada per la propria strada». «Berlusconi ha dato segnali chiari», continua il sindaco, «si è dimostrato ancora una volta un passo avanti agli altri». Quanto ad Alfano, ci si aspettava una svolta che però, nota, «non si è concretizzata». Salvo poi, di fronte alle repliche polemiche degli ex forzisti, precisare: «Non accuso Alfano, spero sia il primo interprete del cambiamento».
Il cambiamento, ecco. «Questa classe dirigente che pensa solo ad accumulare nuovi incarichi deve andare in pensione», è lo sfogo delle deputate che in queste ore si alternano a palazzo Grazioli. Dalla Giammanco, a Stefania Prestigiacomo, da Maria Stella Gelmini a Michaela Biancofiore, si dichiarano tutte d’accordo con la voglia di «aria nuova» predicata dal leader. «Berlusconi ha compreso il malcontento degli italiani e vuole l'unione dei moderati in un centrodestra profondamente rinnovato», avverte la Gelmini. Per la Biancofiore «bisogna dire basta ai doppi e tripli incarichi a chi non ne porta a termine nessuno»: «Coloro che hanno ereditato da Berlusconi un partito del 40% e lo hanno ridotto al 15% sarebbe bene si consegnassero al silenzio». L’ex ministro Stefania Prestigiacomo parla di «linfa nuova e motivazione rinnovata per unire tutti i moderati italiani nel solco del Ppe». E Roberto Formigoni conferma: «Berlusconi non muore dalla voglia di candidarsi. Due giorni fa mi ha confermato che sta cercando un possibile leader diverso da se stesso».

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