Piombino, a bordo 236 passeggeri tutti incolumi
PIOMBINO - «Sono cose che succedono, purtroppo. Il vento traverso ha scarrocciato la nave durante la manovra, e così il traghetto è andato a sbattere sul parabordo della banchina». Alle 9 di sera gli uomini della Guardia costiera di Piombino non hanno voglia farla tanto lunga. Stanno ancora intorno al gigante ferito per gli ultimi rilievi da completare.
Oglasa, si chiama così il traghetto bianco e rosso della compagnia Toremar, è l'osservato speciale. Sotto i fari mostra tutti i segni dello scontro: uno squarcio lungo più di un metro sulla fiancata destra. L'incidente è accaduto intorno alle 16.20. La nave stava riportando sulla terra ferma 236 turisti salpati da Porto Ferraio dopo una mattina di caldo estivo passata sull'isola d'Elba. Ma appena entrato a Piombino qualcosa è andata storto durante le manovre di accostamento.
La collisione è nata dall'urto del natante con la copertura metallica della banchina. Nessun inchino, questa volta. Niente a che vedere, insomma, con le tragiche dinamiche della Costa Concordia. Il comandante Paolo Ansaldi - il più anziano ed esperto in forza alla flotta Toremar - è stato il primo a non spiegarsi come sia potuta accadere una cosa del genere («E' tranquillo - spiegano dalla Capitaneria - ma molto dispiaciuto per il danno arrecato all'armatore»).
Il botto non è stato percepito a bordo. Sicché non ci sono state scene di panico, né tantomeno procedure di emergenza attivate con sirene suonanti. Come se nulla fosse successo. Il normale trambusto delle fasi precedenti lo sbarco ed il rumore di catene e ancore ha coperto, infatti, la percezione dell'urto e l'unica ferita della collisione è stata quella inferta sulla lamiera: uno squarcio di circa un metro.
La scena, invece, non è passata inosservata ai marinai disposti sulla banchina. «La fiancata è stata aperta come da un apriscatole», hanno raccontato con un certo stupore. Il comandante Ansaldo ha preso in pugno la situazione: prima ha fatto sbarcare le persone a piedi, poi quelle a bordo di auto e camion. Conclusa la manovra, solo allora, è stata avvisata la Capitaneria di porto. Che si è subito attivata per iniziare i rilievi dell'incidente aprendo così un'indagine per capire i motivi della collisione.
Nel frattempo la prima diagnosi è stata questa: il taglio si è aperto sulla cosiddetta opera morta della nave, cioè sulla parte che emerge dall'acqua e non incide ovviamente sulla galleggiabilità del traghetto. A tranciare per circa un metro la fiancata della nave è stato il supporto metallico di un parabordo fissato alla banchina che è come uscito dal rivestito di gomma: o qualcosa non è andato per il verso giusto nella manovra di accosto, oppure il rivestimento di gomma del parabordo ha ceduto.
Nel pomeriggio si è attivata anche la compagnia Toremar: ha avvertito i tecnici del Rina (Registro italiano navale) e della ditta riparatrice che si sono recati subito sul posto per una stima del danno. La Oglasa ora resterà ferma ai box per qualche giorno in attesa che venga effettuata la riparazione. E da oggi sarà temporaneamente sostituita per fare la spola con l'Elba dal traghetto Marmorica arrivato in serata da Livorno.
Per quanto riguarda i passeggeri, come detto le operazioni di sbarco si sono concluse normalmente. Sulla nave sono arrivati i controlli della Capitaneria di Porto, Ufficio Marittimo di Piombino, per accertare l'entità dei danni, Per l'Oglasa, oltre allo stop per le riparazioni, servirà poi passare accurati controlli prima di riprendere la navigazione. Ma, dalla prima ricostruzione, anche lo stato della banchina, meriterà l’attenzione dei periti.