Polverizzato. Disgregato in mille rivoli, correnti, Fondazioni, Movimenti e Manifesti. Il Pdl ormai è un contenitore vuoto nel quale ognuno si prepara a una corsa solitaria per le prossime elezioni. Con una piccola lista, una formazione. Magari federata a qualcosa di più grande e sostanzioso che però al momento nessuno capisce bene cosa potrà essere. Silvio Berlusconi tutto questo lo ha intuito da tempo. Ed è uno dei motivi per cui insiste nel suo progetto di fare piazza pulita di tutta la vecchia dirigenza e di rilanciare un partito completamente nuovo.
Ma mentre nel fine settimana il Cav è volato a Mosca a festeggiare i 60 anni del suo amico Putin, qua i «colonnelli» del Popolo della Libertà si organizzano. Insofferenti a questo temporeggiare del Cavaliere – «non se ne può più – confida un parlamentare – non sa neppure lui che cosa fare – prendono posizione e danno vita a galassie e microgalassie di potere che si incrociano, si contano e si scontrano. Annunciando «Manifesti» che non sono ancora formazioni politiche ma che potrebbero diventarlo. L’ultimo è quello al quale hanno dato vita un gruppo di parlamentari, sindaci e governatori che fanno già parte di altre Associazioni: si chiama «Manifesto per la Nazione» e si propone di unire i «neoconservatori».
Ne fanno parte Gaetano Quagliariello, Maurizio Gasparri, Mariastella Gelmini, Maurizio Sacconi e Roberto Formigoni. E ieri ha aderito anche Giorgia Meloni. L’obiettivo è quello di «contribuire alla rielaborazione delle idee liberali e comunitarie per declinare alla luce delle sfide del presente e del futuro i valori della nostra tradizione nazionale». L’idea è piaciuta a Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, che non vuole restare indietro e ieri ha rilanciato annunciando che anche lui imboccherà questa strada: «È ottima l'iniziativa di stilare un manifesto dei neoconservatori per il bene comune della nazione. Costituisce uno stimolo per me e per altri amici – fra cui Brunetta e Cazzola – per stilarne un altro di impostazione riformista e liberal socialista.
Infatti nel Pdl è presente sin dalle origini un pluralismo di tendenze politico-culturali sinora purtroppo rimaste soffocate e che non hanno nulla anche fare con la formazione di correnti organizzate». Ma il grado di nervosismo che agita il Pdl si misura anche dalle parole che per la prima volta Fabrizio Cicchitto usa contro Berlusconi: «Il Pdl si deve autorinnovare, non essere bombardato – è lo sfogo affidato a una intervista a La Stampa – I voti oggi per il Pdl e il centrodestra sono la somma di ciò che porta Berlusconi ma anche il frutto del lavoro sul territorio di deputati, senatori, consiglieri regionali e comunali e dei giovani del movimento giovanile». Prova a organizzarsi con un «Manifesto» anche l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
Da tempo distante dal Pdl, odiato da buona parte del partito che lo ha accusato di essersi sottomesso negli ultimi anni ai desideri della Lega di Umberto Bossi, da Riccione ha annunciato il lancio della sua nuova formazione, con un titolo evocativo: «3L» che sta per Lista Lavoro e Libertà. I punti cardine che Tremonti snocciola davanti al pubblico che lo ha seguito nella convention di due giorni, sabato e ieri, sono «giovani, provincia e concretezza». Ricorda più volte che il Paese «è in guerra, economica ma pur sempre una guerra», e non dimentica il governo Monti, «che è riuscito a fare tutto quello che non voleva e a non fare quello che voleva». Estraneo a ipotesi di «Manifesti» ma attentissimo a ciò che accade e soprattutto a capire se veramente Berlusconi avrà la forza di rifondare tutto, c’è l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini.
Da mesi il suo obiettivo principale è quello di ricucire con l’Udc di Casini, proprio per ricostruire quella Casa dei Moderati che vorrebbe anche il Cavaliere. Ma l’ostacolo principale resta proprio la possibile candidatura dell’ex premier, sulla quale il leader dell’Udc ha posto un veto assoluto. Iniziano a fa rumore anche i Formattatori del Pdl che ieri si sono raccolti vicino a Treviso per la loro seconda manifestazione ufficiale. Primarie, limite ai mandati e codice etico le tre parole chiave del loro programma. E che siano pronti a fare sul serio lo dimostra l’annuncio di essere pronti a correre già per le elezioni regionali del Lazio e per il Comune di Roma. Anche nella Capitale si agitano altre anime del Pdl. C’è la Lista civica che il sindaco sta preparando in sostituzione di quella del Pdl, appoggiato dal senatore Andrea Augello, e c’è il movimento «Ripartire da zero» che riunisce Giorgia Meloni e i deputati Marco Marsilio e Fabio Rampelli. Infine ci sono gli ex Dc – il senatore Mauro Cutrufo e il deputato Gianfranco Rotondi – che proprio in questo fine settimana faranno il consueto congresso annuale a Saint Vincent. E qualche «consiglio» a Berlusconi vorranno darlo anche loro.