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Data: 09/10/2012
Testata giornalistica: Il Centro
«Abruzzo modello virtuoso» ma le altre regioni lo bocciano

Indennità e numero dei consiglieri e per ultimo il riconoscimento sulla alta legiferazione D’Alessandro (Pd): adesso i tagli vanno fatti sulle inefficienze. Sospiri (Pdl): assurde le proteste

PESCARA L’ultimo, in ordine di tempo, riconoscimento all’Abruzzo è arrivato dal rapporto sulla legislazione tra Stato, Regioni e Unione europea, realizzato dall’Osservatorio sulla legislazione della Camera. Ebbene secondo questo rapporto l’Abruzzo è fra le prime tre regioni “stakanoviste” quanto a leggi. Ha promulgato nel 2011 più leggi (44)di tutte eccetto che della Toscana (53) e della Calabria (51). Ma prima di questo a rendere onore ai conti dell’Abruzzo ci ha pensato indirettamente il decreto del governo sui tagli ai costi della politica. Secondo il quale gli stipendi nelle Regioni di assessori e consiglieri devono essere parametrati a quelli della Regione che li ha più bassi: l’Abruzzo. Allo stesso modo le altre Regioni dovrebbero prendere esempio dall’Abruzzo per abolire i monogruppi consiliari e il numero dei consiglieri. Non tutti l’hanno presa bene. Le Regioni, che dopodomani s’incontrano e quindi decidono, dovrebbero effettuare tanti tagli, sacrifici e soprattutto tante rinunce. L’Abruzzo virtuoso verrebbe così preso come esempio da non seguire. In secondo battuta ci sarebbe la Basilicata , i cui stipendi dei consiglieri sono più alti di quelli abruzzesi di circa 360 euro. E’tuttavia il modello Abruzzo che fa discutere e accendere il dibattito politico su meriti e demeriti. «Il consiglio regionale ha fatto quello che doveva fare, senza ave bisogno che qualcuno lo imponesse: tagliato le indennità, abrogato i vitalizi, ridotto il numero dei consiglieri regionali. Chi non fa il suo dovere è la giunta, dove non c'è l'opposizione a far da pungolo ed a sostituirsi alla maggioranza», commenta il capogruppo del Pd Camillo D’Alessandro. Infatto il capogruppo ricorda quando a maggio del 2010 si autotagliò le indennità. «Dopo gli annunci di Chiodi a cui non seguivano fatti, lanciammo una sfida, essere ultimi, i meno pagati in Italia. Ci siamo riusciti. Quella scelta ha aperto la stagione della consapevolezza e della sobrietà in Abruzzo. Non abbiamo avuto bisogno di nessun Grillo per dirci cosa era giusto fare», aggiunge D’Alessandro autore della norma che ha abrogato le pensioni ai consiglieri regionali. «Quando la presentai», ricorda, «mi accusavarono di demagogia».
«Dopo i tagli ai costi della politica», prosegue , «si devono tagliare i costi delle inefficienza, quelli che permangono ed aumentano per effetto delle mancate riforme che rendono la nostra ancora una Regione vecchia».
Quali? «Mi riferisco», risponde, «alla massa della spesa intoccabile, sono dieci mesi che esiste una legge, tra l'altro nostra, che prevede la fusione delle società dei trasporti, ma continuano ad operare ancora tre: Gtm, Arpa e Sangritana.
A poco più di un anno dalla fine della legislatura continuano ad esserci cinque Ater, cinque consorzi di bonifica. Abbiamo proposto una unica Ato per acqua e rifiuti, così come una sola Asl, ma nulla è accaduto». Per Lorenzo Sospiri, consigliere Pdl e presidente della Commissione regionale Statuto per la quale sono passati i tagli di indennità e vitalizi, è importante che l’Abruzzo si sia tolto definitivamente l'immagine della “regione-canaglia”: «Quando abbiamo cominciato tale percorso nessuno credeva che saremmo arrivati sino in fondo, approvando il programma di tagli più radicale che mai sia stato concepito e mentre in altre Regioni, purtroppo, si continuavano sperperi e sprechi per feste, vitalizi e compensi ai gruppi, l'Abruzzo tagliava, spesso senza neanche suscitare clamori, applicando alla lettera quanto previsto dalla Spending Review che non è solo un invito a rivedere i costi della politica, ma punta piuttosto a riformare il modo stesso di intendere la politica nazionale». Per Sospiri è assurdo che qualcuno ora dica che non si può pretendere che l'amministratore di una regione che conta quasi 6 milioni di abitanti percepisca la stessa indennità del presidente di una regione, come l'Abruzzo, di 1milione 300mila abitanti: «I compiti di un presidente regionale non sono diversi solo perché cambia il numero di abitanti, è assolutamente giusto equiparare, a ribasso, tutte le indennità».

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