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Pescara, 24/03/2026
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Data: 09/10/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Pensioni, scontro Fornero-maggioranza. In aula il ddl che reintroduce la possibilità di lasciare il lavoro a 58 anni. No del ministro: così si stravolge la riforma

ROMA E’ scontro tra governo e maggioranza su riforma delle pensioni e esodati. Nel giorno in cui arriva alla Camera disegno di legge dell’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, appoggiato anche dal Pdl, Udc e opposizioni, Elsa Fornero difende a spada tratta la sua riforma. Il ministro del Welfare non ha alcuna intenzione di rivedere, come previsto nel ddl, gli scalini della sua legge per consentire ai lavoratori di 57 anni di andare in pensione con 35 anni di contributi fino al 2017. Lo aveva già ribadito lo scorso 7 agosto in una lettera inviata a Silvano Moffa, presidente della commissione Lavoro a Montecitorio, una lettera che ieri lo stesso Moffa ha diffuso. «Occorre fare ogni sforzo per evitare il rischio di misure che, se non adeguatamente comprese in sede internazionale, comprometterebbero gli sforzi di stabilizzazione finanziaria fin qui profusi dal governo, dal Parlamento», scrive Fornero. Ma le forze politiche questa volta non ci stanno a rinviare il nodo dei lavoratori incentivati ad abbandonare il lavoro e rimasti senza pensioni. E’ per primo lo stesso Moffa a rilanciare ricordando che il provvedimento che corregge la riforma Fornero ha avuto il consenso di quasi tutte le forze politiche. «Sta al governo trovare una copertura adeguata: la ragioneria dello Stato ci sta per questo». La copertura finanziaria del provvedimento è di cinque miliardi di euro. Una cifra che Cesare Damiano pensa sia possibile trovare proprio dai risparmi arrivati dalla riforma delle pensioni. «Non c’è la copertura? E allora il governo ne trovi un’altra: nel salva-Italia è previsto un risparmio di 12 miliardi con la riforma delle pensioni, ne sono stati spesi 9 quindi ne rimangono almeno 3». L’ex ministro del Lavoro nega di voler stravolgere la riforma Fornero. «Non vogliamo smontare la riforma, vogliamo fare delle correzioni, addolcire il salto, se la copertura di cinque miliardi non ci fosse sarebbe molto grave, c’è la spending review, c’è la legge di stabilità: questi soldi non devono essere destinati solo alla riduzione del debito ma anche per correggere l’errore fatto», chiede il parlamentare democratico. Il governo sta cercando di evitare lo scontro con il Parlamento. Per questo la relazione generale della ragioneria che stoppa il provvedimento non è stata ancora inviata. Il governo probabilmente oggi inviterà di deputati a far tornare il provvedimento in commissione per cercare un’intesa sugli esodati senza compromettere «la stabilità finanziaria». Tuttavia di nuovi scalini Fornero non vuole discutere. Secondo il ddl con 35 anni di contributi sarebbe possibile andare in pensione dal 1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2015 a 57 anni per le lavoratrici dipendenti, a 58 anni per le lavoratrici autonome e il lavoratori dipendenti e 59 per i lavoratori autonomi. Dal 1 gennaio 2016 al 31 dicembre 2017 a 59 anni per i dipendenti e a 60 per gli autonomi. Correzioni che secondo Fornero snaturerebbero la sua riforma, mettendo in crisi la stabilità finanziaria riconquistata. Il ministro del Welfare riconosce «il vasto consenso» tra le forze politiche sulle modifiche ma evidenzia come scelte «non adeguatamente ponderate» potrebbero compromettere gli sforzi di stabilizzazione finanziaria fatti sin qui. «E’ impensabile che la vita pensionistica sia più lunga della vita lavorativa: è impensabile che si lavori trent’anni per poi stare in pensione 35-40 anni: la mia riforma è la più grande operazione di equilibrio nei rapporti tra generazioni fatta in questo Paese negli ultimi decenni», assicura Fornero alla Bocconi. Ma i sindacati non la pensano così. Quello delle coperture per gli esodati «è un problema che deve essere affrontato come accaduto in altre occasioni: bisogna definire la norma e modularla man mano a seconda delle coperture» avverte Susanna Camusso. Per la leader della Cgil «se si vogliono trovare adesso le risorse che servono da qui al 2019 è un modo per affossare le cose e non risolverle». Oggi il presidio Cgil, Cisl e Uil sugli esodati.

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