Il perito riduce a un quarto il valore della villa stimata dall’accusa 1,5 milioni
Occhiali da sole per coprire le escoriazioni al volto, un vistoso cerotto sulla nuca e il braccio appeso al collo nascosto sotto la maglietta. Luciano D'Alfonso ha firmato per uscire dall’ospedale pur di non mancare all'ultima udienza riservata ai testimoni della sua difesa nonostante le vistose ferite riportate venerdì scorso in seguito ad una rovinosa caduta dalla bicicletta. Al centro del dibattito, ieri, la villa di Lettomanoppello dell'ex sindaco che, secondo la difesa, non varrebbe un milione e mezzo di euro, come sostenuto dalla procura, ma non più di 400 mila. E cioè tanto quanto è stata pagata. A sostenerlo in aula è stato Gaetano Marella, docente di estimo all'università di Padova, chiamato dall'avvocato Giuliano Milia come consulente della difesa al fine di smontare la tesi sostenuta dall'architetto Ruscitti che, secondo Marella, avrebbe stimato il prezzo delle singole voci dei materiali acquistati dalla ditta di Rosario Cardinale fino al 200% di quanto ritenuto dal perito di parte . «L'abitazione è classificata come di lusso, ma non è così. Secondo la mia stima comparativa – ha sottolineato – la villa può valere al massimo 400 mila euro: 292 mila pagati all'impresa Cardinale, iva inclusa, e altri 92 mila pagati alle altre imprese che hanno eseguito i lavori. In totale dunque D'Alfonso ha pagato 384 mila euro una casa che ne vale 400 mila». Il buco, quei 16 mila euro, sarebbero dunque frutto di «omaggi», secondo quanto testimoniato da Paolo Fornarola, ex sindaco di Penne e rappresentante di materiale elettrico che avrebbe fornito gratuitamente il materiale necessario «all'amico D'Alfonso» per l'impianto elettrico della sua abitazione (7 mila euro il suo valore) e da Giustino Di Donato, titolare dell'impresa Area Legno, che nel giardino dell'ex sindaco di Pescara, per fare un favore al fratello di quest'ultimo, costruì gratuitamente un gazebo da 800 euro. Momenti di tensione in aula per la testimonianza di Fernando Garofali che nella villa di Lettomanoppello ha installato 15 porte. Nel corso della sua testimonianza Garofali ha infatti affermato di essere stato pagato tramite bonifico bancario, ma di aver incassato solo gli 8 mila euro spesi per i lavori senza mai chiedere indietro i 1.600 euro di Iva che invece, secondo la difesa, gli sarebbero stati consegnati in contanti così come appuntato in calce a dei documenti della ditta presentati alla corte il 6 giugno 2011 dalla difesa. Si è però visto rigettare l'istanza di riascolto del teste il pm Gennaro Varone in quanto, ha sostenuto il presidente della corte Antonella di Carlo, è sufficiente la fattura a testimoniare l'avvenuto pagamento. Tutto in regola con il bando per l'area di risulta secondo l'ex prefetto Giuliano Lalli e l'ex assessore al bilancio Camillo D'Angelo. Solo rapporti d'amicizia tra D'Alfonso e Toto quindi, come ribadito da un ex collaboratore dell'imprenditore, Antonio Sutti e da Maurizio Fioretti, tassista milanese che ha raccontato di essere stato pagato due volte da Toto per accompagnare D'Alfonso da Linate a Milano. Finanziamenti ottenuti regolarmente anche per sostenere il Santuario di Manoppello secondo quanto raccontato dal frate cappuccino Padre Matteo Luciani Antonelli. In aula ieri altri due ex assessori: Vittoria D'Incecco e Adelchi De Collibus. La parola passa ora agli imputati. Il primo a salire sul banco dei testimoni sarà Massimo De Cesaris, mentre per Dezio e D'Alfonso si dovrà attendere il 22 ottobre. Quattordici testimonianze da sviscerare in sole tre udienze prima della requisitoria del pubblico ministero.