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Pescara, 24/03/2026
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Data: 09/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Riordino delle Province - Province, la Regione cambia tutto il Cal non conta, scacco a Pescara

Teramani e teatini puntano su un ente unico con uffici dovunque

PESCARA - Bene: dimenticate pure le settimane buttate dietro le riunioni del Cal, il famoso comitato eletto a giudice unico delle proposte per la riorganizzazione delle Province. Pensieri, parole, scontri, polemiche: tutto inutile, si è fatto solo del teatro per occupare l’attenzione di chi continua a seguire la politica e i suoi contorcimenti, e per strappare un po’ di visibilità sui giornali, sulle tv e sul web.
Veniamo al dunque. Ricordate la votazione finale del Cal? Vinse la proposta di ridurre l’Abruzzo a due Province: L’Aquila-Teramo e Pescara-Chieti. Proposta che verrà portata in Consiglio regionale prima dell’approdo sui tavoli del Governo.
Beh, con molta probabilità quella proposta sui tavoli del Governo non arriverà mai. Tutto per una semplice ragione, che si chiama Pescara. La ristrutturazione delle Province richiesta dalla spending review montiana non preoccupa L’Aquila, che manterrà comunque il suo ruolo di capoluogo di Regione e sede di Provincia, come chiariscono senza ombra di dubbio i criteri governativi. E allora è l’altro criterio governativo, quello che premia la città più popolata, ad essere finito sotto attacco. La città più popolata è Pescara, e chi la assume come compagna ne viene irrimediabilmente sottomesso, un po’ come chi cede al bacio della donna-ragno, tanto per stimolare la memoria dei cinefili.
Chi si accoppia a Pescara cede la sovranità provinciale. E allora ecco i consiglieri regionali teramani e teatini (non gli aquilani, tanto la ristrutturazione montiana non tocca la loro città) di entrambi gli schieramenti trovare un’alleanza spontanea e di fatto contro l’insidia adriatica. Che poi la proposta vincente in sede Cal abbia trovato origine nel Pd regionale, poco importa: i democrat dell’Emiciclo sarebbero pronti a votare con il Pdl pur di fermare Pescara Provincia. E i consiglieri pescaresi d’ogni colore lì con un palmo di naso, a conferma di quanto poco conti, nel gioco della politica regionale, la città più grande d’Abruzzo. Hai voglia a fare la voce grossa, se non hai forza. Solo chiacchiere e distintivo, tanto per restare in campo cinematografico.
In pratica si lavora all’idea di una Provincia unica, con sede all’Aquila, ed eventuale sparpagliamento degli uffici su vari territori, accontentando tanti campanili e dando scacco a Pescara. Un’ipotesi che piace a chietini e teramani, sia del Pdl che del Pd. Gli aquilani seguiranno la maggioranza, i pescaresi si conteranno e scopriranno di essere magra minoranza.
Governatore Chiodi, è così? Si pensa ad una Provincia unica con sede all’Aquila? «Noi, alla Regione, ci stiamo tenendo in contatto con il Governo per capire quale ipotesi di ristrutturazione provinciale abbia più margini di riuscita. Sì, una delle ipotesi è quella di Provincia unica con sede all’Aquila. Ma c’è anche quella che prevede la cancellazione di tutte e quattro le Province. E c’è poi quella di fare di Pescara una città metropolitana mantenendo le altre tre Province». Insomma, tutto meno la proposta uscita vincente dal Cal. «Ma il Cal esprimeva solo un parere consultivo, che arriverà in Consiglio regionale insieme a queste altre proposte. Poi si voterà e sulla proposta vincente in Consiglio deciderà il Governo».
Ecco qua, fatti i conti. Se i consiglieri Pd volteranno le spalle all’indicazione del Cal, quell’indicazione avviata dalla loro leadership regionale, il piatto sarà servito. E ciao Cal. Altro che confronto di proposte, altro che contesa di idee: bastava coalizzare i campanili. E il campanile di Pescara, la storia recente insegna, nonostante suoni per la popolazione più numerosa d’Abruzzo, suona sempre da solo e male. Amara festa, domani, per San Cetteo.

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