Berlusconi non si candida a Palazzo Chigi? È un’ipotesi che ha un «se» davanti, l’unità del centrodestra, ma Angelino Alfano ieri ha messo sul tavolo una possibile «svolta negoziale». Il Pdl è a un bivio: o il big bang e la traversata nel deserto o una ricostruzione che parte dal vertice. Proviamo a scattare un’istantanea e a proiettare uno scenario. Le cose nel centrosinistra non vanno bene. Casini lavora per un Monti bis e ha seri problemi a stare in un’alleanza dove soggiorna l’antimontiano a 24 carati: Vendola. Anche Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo chiede un altro incarico per il professore. Con queste premesse - in un Paese normale - ci sarebbe il terreno per costruire una coalizione tra il Pdl, l’Udc e Italia Futura. Un blocco politico conservatore senza l’estremismo leghista e un programma agganciato all’Europa. C’è però da superare l’ostacolo del guelfighibellinismo italiano, cioè l’era dei berlusconiani e antiberlusconiani. Se il Cavaliere si candida, il conflitto continua, se si smarca dalla corsa, sparisce l’oggetto dello scontro. Questo però non è sufficiente a far nascere un patto politico. C’è un altro punto chiave: Mario Monti. Casini e Montezemolo lo pongono come un fattore di stabilità e credibilità internazionale. Nessuno può dare loro torto. Monti ha già dato prova di essere uno statista affidabile e realista. Ha bisogno di una squadra di ministri politici e non di tecnici pescati dall’establishment per non finire nell’esercizio contabile sganciato dalla realtà del Paese, serve cioè un sostegno maturo dei partiti. Il secondo punto della «svolta negoziale» è in fieri: il Pdl che appoggia Monti e apre una transizione del Paese meno brutale e incerta per tutti, anche per chi pensa che dissolvere il Pdl sia conveniente per le proprie fortune elettorali. Non è così, ingovernabilità e caos sono dietro l’angolo, i mercati già prendono le misure e la crisi economica è profonda. Un percorso alternativo si può costruire - perfino con un candidato diverso da Monti se il prof va al Quirinale - ma alle parole seguano azioni concrete. Alfano non si limiti alle parole di ieri, apparecchi un tavolo, inviti a pranzo Casini e Montezemolo e scopra tutto il menù.