La legge di stabilità vale circa 10 miliardi per il prossimo anno
Via libera ai nuovi tagli di spesa. Imu per la Chiesa dal 2013
ROMA Una nuova cura dimagrante per ministeri, Regioni, servizio sanitario nazionale e pubblico impiego. E, a sorpresa, anche un taglio dell’Irpef per il prossimo anno. La legge di stabilità che il Consiglio dei ministri ha esaminato ieri nel corso di una lunghissima riunione raggiunge solo in parte l’obiettivo dichiarato di scongiurare l’aumento dell’Iva che sarebbe scattato dal prossimo luglio; ma prova ad andare oltre sul fronte della riduzione fiscale. L’intervento sull’imposta sul reddito toccherebbe le prime due aliquote (23 per cento fino a 15 mila euro e 27 fino a 28 mila) limando un punto a ciascuna. Un’operazione da circa 5 miliardi, che sarebbe finanziata lasciando salire di un punto l’Iva dal prossimo primo giugno (invece che di due). Dunque sostanzialmente si tratterà di uno scambio tra queste due imposte. Un’altra parte della copertura potrebbe venire dalle risorse appostate per la produttività.
Nel corso dell’incontro con le parti locali il ministro dell’Economia Grilli ha accennato all’inserimento nel testo della tassa sulle transazioni finanziarie (più nota come Tobin tax), che proprio ieri con la partecipazione italiana ha fatto un passo avanti a livello europeo, e della revisione del sistema di agevolazioni fiscali. Ma questi interventi non erano ancora presenti nelle bozze che circolavano ieri prima del Consiglio dei ministri. Tra le novità è invece confermata la detrazione fiscale del 19 per cento per i contribuenti che fanno donazioni allo Stato per ridurre il debito pubblico.
Sempre Grilli ha specificato che la legge di stabilità non è una manovra, nel senso che con essa non si realizza una correzione, in senso positivo, del saldo di bilancio. Anzi come indicato nella nota di aggiornamento dal Def, il prossimo anno si avrà un deterioramento del disavanzo pari allo 0,2 per cento del Pil (circa 3,5 miliardi), che comunque non impedirà di raggiungere il pareggio in termini strutturali: queste risorse saranno usate per le esigenze di spesa ritenute più urgenti. Complessivamente gli interventi hanno un valore di circa 10 miliardi sul 2013.
I settori toccati dai tagli sono particolarmente sensibili e già nella giornata di ieri non sono mancate le proteste, soprattutto sul fronte della sanità e del pubblico impiego. Particolarmente dura, a nome della Cgil, Susanna Camusso, che in mattinata aveva evocato lo sciopero e poi dopo l’incontro con l’esecutivo lo ha accusato di miopia. Decisamente più articolata la posizione di Raffaele Bonanni, che ha parlato di «approccio ragionevole» apprezzando in particolare l’aumento delle risorse per la produttività e l’inserimento della voce «esodati» nel cosiddetto Fondo Letta, pur senza un effettivo stanziamento, ma ha contestato aspramente la cancellazione dell’indennità di vacanza contrattuale per i dipendenti pubblici. Forti critiche in particolare sul taglio al servizio sanitario nazionale sono arrivate dal Partito democratico.
Ieri a Palazzo Chigi è stato affrontato anche il tema dell’Imu da applicare alla Chiesa cattolica e in generale al mondo del non profit. Dopo la bocciatura da parte del Consiglio di Stato del regolamento emanato in attuazione della norma in materia, che era stata inserita nel decreto sviluppo di giugno, l’esecutivo è tornato sui suoi passi decidendo di modificare proprio quella norma: in questo modo verrebbero superate le obiezioni della magistratura amministrativa, per la quale il regolamento andava oltre la legge.
Nel merito quindi verranno inseriti i requisiti che le attività devono avere per essere definite non commerciali e verrà sciolto il nodo del rapporto proporzionale tra le attività commerciali e quelle che non lo sono. Saranno poi specificati i criteri in base ai quali le attività di vario tipo (assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive) potranno essere qualificate come svolte con modalità non commerciali.
In questo modo, assicura il governo, tutto sarà definito prima del primo gennaio 2013, data in cui scatta l’applicazione dell’imposta; il nostro Paese si metterebbe in regola con le richieste dell’Unione europea.