ROMA Il governo gioca la sua carta, quella probabilmente più importante, sul tavolo della produttività: un miliardo e seicento milioni in due anni per gli incentivi sui contratti aziendali. Così suddivisi: un miliardo e duecento milioni nel prossimo anno e altri quattrocento milioni nel 2014. Praticamente, il 50% per cento in più della dotazione attuale. Soldi sul cui utilizzo non è stata presa una decisione finale: in alternativa alla detassazione dei premi di produttività potrebbero essere destinati ad una prima riduzione del cuneo fiscale e contributivo. Mario Monti, al termine dell’incontro (non programmato) di palazzo Chigi con sindacati e imprese, immagina, almeno spera, che l’investimento possa aprire la strada ad un negoziato rapido e ad un accordo robusto da portare in dote al vertice di Bruxelles del 18 ottobre. Il premier si dichiara «contento» e vede le parti sociali «vicine» ad un’intesa. Il leader Cisl, Raffaele Bonanni, si dice «soddisfatto». Molto meno, anzi per niente, il numero uno della Cgil, Susanna Camusso: «Governo miope, non ha indicato alcun provvedimento che intende adottare e non ha risposto alle domande». Compresa, ovviamente, quella sul salario di produttività.
Questa sera nella foresteria di Confindustria si riuniranno i vertici delle parti sociali per valutare se l’offerta dell’esecutivo sia congrua, comunque sufficiente per procedere nel confronto. Le associazioni datoriali (Confindustria, Abi, Ania, Lega Cooperative, Rete Imprese) chiedevano risorse in termini di agevolazioni fiscali e decontributive per far decollare i contratti aziendali e quindi aumentare la produttività. Sulla carta le hanno avute. Sono sufficienti? Il conclave di ieri sera degli imprenditori non ha dato risultati, nel senso che non è stato trovato un punto di caduta su una intesa condivisa rispetto ad un documento che oggi dovrebbe essere presentato ai sindacati. Bocche cucite o quasi al termine dell’incontro durato per circa due ore. Confindustria si è limitata a dire che è stata una «riunione positiva». Più cauto il presidente di turno di Rete Imprese Italia, Giorgio Guerrini: «Sono fiducioso, ma è presto per parlare di un’intesa tra le imprese, ci confronteremo con i sindacati. Non ci sono nodi da sciogliere, ma solo cose che vanno digerite perché il problema è armonizzare tipologie di contratti e percorsi sindacali diversi». Da ultimo, ma non ultimo, resta il grande ostacolo costituito dalla Cgil che, prima di mettere nero su bianco, vuole un accordo preventivo sul sistema della rappresentanza.
Magari alla fine sarà possibile inquadrare un compromesso anche se non sarà tanto facile. Certo è che la mossa di Monti in qualche modo spariglia il tavolo perché mette sul piatto 1,6 miliardi di euro venendo incontro alle richieste delle parti sociali, ma pone anche una condizione: quei soldi arriveranno soltanto ad accordo fatto. Ed ecco che allora la palla passa automaticamente nell’altra metà del campo. Saranno i vertici sindacali e quelli imprenditoriali, questa sera, a valutare se esistono le possibilità di istruire un confronto serrato che porti alla stesura di un documento unitario sul salario di produttività nei termini temporali auspicati dal governo.
Sicuramente nessuno dei tanti protagonisti della delicata partita vuole un accordo separato, ma un esito di questo tipo non è affatto escluso. Tutt’altro.