ROMA È poco meno di una contro-devolution quella che il governo si prepara a varare. Una rimodulazione del federalismo che ha scatenato la protesta dei governatori pronti a scavare le trincee per difendere poteri che ritenevano ormai acquisiti. Il testo all’esame del Consiglio dei ministri ridisegna di fatto il quadro delle competenze. Sottrae alle Regioni materie ritenute di importanza strategica. Riduce il campo legislativo senza limitarne in assoluto l’autonomia. Introduce più controlli per evitare sprechi e sovrapposizioni.
In pratica lo Stato è pronto a riprendersi ciò che aveva concesso. E senza fare sconti a nessuno, neanche alla Regioni a statuto speciale alle quali verrà esteso il rispetto del patto di stabilità. L'obiettivo del disegno di legge di modifica del Titolo V della Costituzione è dare un nuovo assetto agli enti locali in controtendenza rispetto ai processi in atto negli ultimi dieci anni.
Energia e porti. La bozza del testo di riforma prevede che lo Stato abbia legislazione esclusiva in materia di porti marittimi e aeroporti civili di interesse nazionale e internazionale. Idem per le grandi reti di trasporto e di navigazione, e per la distribuzione nazionale dell’energia. Si tratta di materie attribuite attualmente alla legislazione concorrente, ma di cui, si legge nella bozza, «appare più congruo, anche per l’incidenza di normative europee, l’affidamento esclusivo allo Stato».
Turismo «concorrente». L’articolo 117 della Costituzione verrà rivisto e dunque il turismo, su cui le Regioni hanno sempre rivendicato una competenza esclusiva, entrerà tra le materie di legislazione concorrente. Nell’ambito turistico rientrano anche i porti fluviali e marittimi e gli aeroporti civili di interesse regionale. La bozza del governo a questo proposito appare in linea con la giurisprudenza della Consulta. Nelle materie di competenza concorrente le Regioni sono chiamate infatti «a esercitare la potestà legislativa nel rispetto della legislazione dello Stato». Il testo che propone il governo introduce inoltre una formula di salvaguardia che affida allo Stato a prescindere dalla ripartizione con le Regioni il compito di garante dei diritti costituzionali e dell’unità della Repubblica. Cambierà anche lo status della Conferenza Stato-Regioni: avrà rango costituzionale. Per ridurre il contenzioso non potrà più essere adita la Consulta; il controllo della Corte dei conti verrà esteso anche ai bilanci delle Regioni.
Roma capitale. La legge costituzionale votata nell’ottobre del 2001 modificò il Titolo V introducendo per la prima volta la previsione che «Roma è la capitale d’Italia». Ma a parte il suo ordinamento, in tema di trasferimenti di poteri reali tutto è rimasto fermo in attesa che una legge della Regione Lazio definisse la quantità e la qualità dei poteri da devolvere. «Paradossalmente ora la situazione potrebbe sbloccarsi spiega il senatore del Pdl Mauro Cutrufo lo Stato ope legis potrebbe sbloccare il processo che la Regione in tutti questi anni ha di fatto rallentato se non addirittura paralizzato». Le funzioni amministrative che Roma rivendica riguardano, tra l’altro: sviluppo urbano e pianificazione; edilizia pubblica e privata, valorizzazione dei beni storici e culturali.
Le reazioni. Il più duro è Formigoni che vede nel Ddl del governo un ritorno al centralismo e allo statalismo. «Questo governo accusa il governatore della Lombardia prima ha affamato i Comuni, poi ha cancellato le Province e adesso vuol abolire le Regioni». Anche il governatore del Veneto Luca Zaia spara a zero. Parla di «atto di forza» per riportare l’Italia «all’era geologica precedente al 1970». Mentre il leghista Borghezio avvisa Monti, «vuole forse la guerra come in Euskadi?». E Calderoli, che intravede un «colpo di Stato», suona l’adunata, «siamo pronti a marciare su Roma».
Per il leader dell’Udc Casini il ripensamento sul Titolo V è invece «un atto dovuto». «Oggi in tanti si aggiungono ai dubbi che l’Udc aveva espresso nelle aule parlamentari in perfetta solitudine rivendica Casini detto questo, ci auguriamo che si apra nel Paese un dibattito severo ma sereno. Un federalismo serio e solidale può essere utile, uno confuso e pasticciato è dannoso soprattutto ai cittadini». Riserve, sia pure contenute, vengono infine espresse dal Pd. «Io penso che si debba moralizzare senza pietà», è la premessa del presidente della Regione Liguria, Burlando. Il quale, però, subito dopo aggiunge: «Se questo venisse usato come clava per ridimensionare un ruolo importante sarebbe un errore».