Altolà della Ragioneria. Grilli promette un fondo ad hoc
ROMA - Costa troppo, non ha copertura finanziaria, rischia di danneggiare la riforma delle pensioni. E non piace a Bruxelles. Dopo il no del ministro Elsa Fornero, il disegno di legge Damiano che punta a risolvere la questione esodati incassa anche lo stop della Ragioneria dello Stato. Tanto che il testo è stato rimandato alla Commissione Lavoro perché venga corretto. Una bocciatura che ha contrariato i sindacati («Se vogliono qualche idea su dove trovare le risorse facciano la patrimoniale» ha tuonato il segretario della Cgil Susanna Camusso) e Pier Luigi Bersani: «Il governo dica qualcosa, non può limitarsi a dire che nov c’è copertura per il ddl» - ha tuonato il segretario delPd. Un appello raccolto dal ministro dell’economia Vittorio Grilli che, incontrando le parti sociali, ha chiarito che nella Legge di stabilità troverà posto un fondo ad hoc per gli esodati. Un elemento indispensabile per superare i molti rilievi emersi nelle ultime ore. Nella relazione della Ragioneria, il ddl è stato infatti liquidato senza appello. Secondo i tecnici del ministero del Tesoro, la proposta, che raccoglie ampio consenso in Parlamento, «abbassa significativamente l'età media di accesso al pensionamento e determina oneri di rilevante entità compromettendo gli effetti della riforma». Inoltre, si legge nel parere depositato ieri, la legge sarebbe in contraddizione «con quanto richiesto dagli organismi internazionali in materia di accesso al pensionamento anticipato». E la stessa copertura finanziaria «risulta ampiamente insufficiente visto che dalle ultime misure sui giochi pubblici è già previsto un maggior gettito non inferiore a 1.500 milioni di euro a decorrere dal 2012». Insomma, su questo fronte bisogna trovare una soluzione alternativa anche perché «ulteriori elevazioni del livello di tassazione potrebbero determinare effetti dissuasivi sul gioco stesso». Il messaggio finale dei tecnici di Via XX Settembre non lascia spazio a interpretazioni. «In questo stato di cose – la sentenza contenuta nel parere - il provvedimento non può avere ulteriore corso».
Insomma, bisogna riscrivere il testo. Come ha sottolineato anche il vicepresidente della Commissione lavoro della Camera, Giuliano Cazzola. Quella degli esodati – ha ammesso l’esponente del Pdl – è una brutta pagina: «Siamo venuti alla Camera con un progetto di legge con una copertura finta, in cui si parla di 5 miliardi, quando i miliardi sono 30 nei prossimi 10 anni». Una cifra che annullerebbe un terzo dei risparmi che la riforma previdenziale punta a garantire entro il 2022. In effetti il nodo della sostenibilità è il cuore del problema. Ma non è il solo. L’ipotesi di soccorrere la platea di esodati oltre il perimetro dei 119 mila già messi in salvo dal governo con due decreti (con un costo complessivo di 9,1 miliardi) corre il rischio di minare alla radice la riforma Fornero sulle pensioni. Come ha lasciato intendere anche il Fondo monetario internazionale appoggiando le preoccupazioni del ministro. Inoltre, non è mai stato chiarito fino in fondo quale sia la reale consistenza numerica di questi lavoratori rimasti senza reddito né pensione. Sarebbero 195 mila e coprirli tutti costerebbe 10,4 miliardi di euro stima l’Inps in un documento consegnato alla Ragioneria dello Stato. Ma nel giugno scorso l’Istituto di previdenza parlò, complessivamente, di 390 mila persone scatenando un polverone e una polemica istituzionale con il ministero del Lavoro chiusa a fatica dopo un duro scontro tra il ministro Fornero e il numero uno dell’Inps Mastrapasqua. La controriforma Damiano («costa solo 5 miliardi» ha insistito ieri l’ex ministro) introduce una serie di scalini per consentire ai lavoratori di 58 anni di andare in pensione (con una decurtazione del 20% sull’importo) con 35 anni di contributi fino al 2017. E dunque, osservano dal ministero dell’Economia, per riaprire i giochi sulla proposta di legge è necessario indicare numeri a prova di errore.