REGGIO CALABRIA - Contigui? Peggio, molto peggio. L’Amministrazione comunale – sostiene il decreto del Consiglio dei Ministri che ieri sera ha sciolto il Consiglio comunale di Reggio – è punteggiata da accertati, gravi episodi di vicinanza e contatti con personaggi e ambienti in odore di ‘ndrangheta. Un forte odore. Le ingerenze inquinanti – ha spiegato il Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri – «toccano gli amministratori o atti che non sono stati posti in essere, come i controlli preventivi per gli appalti, la gestione dei beni confiscati alla mafia, la gestione dei mercati e delle case popolari».
Più che le mani sulla città, le cosche in riva allo Stretto hanno finito col prendere direttamente in mano leve dell’amministrazione, governando, insomma, e a pieno titolo. Reggio è la prima fra le capitali del Sud (con oltre 180 mila abitanti, capoluogo di Provincia e dal 2009 è Città metropolitana), a subire il più drastico provvedimento amministrativo antimafia.
Anche se per il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, quello adottato «un atto preventivo e non sanzionatorio», il decreto approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri non si limita a mandare a casa il sindaco Demetrio, «Demi», Arena, i 32 Consiglieri e gli otto assessori della giunta Pdl-Udc-liste civiche. Sferra un colpo da knock-out, demolitore, al cosiddetto «modello-Reggio» magnificato dal suo artefice, il giovane governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti (per 8 anni consecutivi, dal 2002 al 2010, sindaco della città) che non solo l’ha esportato su scala regionale ma fino a ieri lo prospettava alla politica meridionale e oltre.
E invece è default a tutto campo. Giudiziario (un consigliere comunale è stato arrestato, una mezza dozzina – tra consiglieri e assessori – gli amministratori inquisiti e indagati) e istituzionale (le municipalizzate sono terra di conquista delle cosche, la prefettura ha negato la certificazione antimafia alla Multiservizi). Ma soprattutto finanziario. C’è un collasso, infatti, che incombe: è il dissesto economico delle casse comunali. Il Comune di Reggio, ha detto Cancellieri, «ha una situazione debitoria importante, un buco notevole e ora si dovrà porre in essere una serie di atti per affrontare la situazione ma speriamo che i Commissari riescano ad evitare il crac». «Il governo - ha continuato la responsabile del Viminale - farà di tutto per far risorgere questa città con risorse necessarie e importanti, compatibilmente con i mezzi a disposizione». Ad amministrare Reggio fino a nuove elezioni sarà per i prossimi 18 mesi una terna commissariale. A guidarla è stato chiamato il prefetto di Crotone, Vincenzo Panico, affiancato dal dirigente dei servizi ispettivi della Ragioneria generale dello Stato, Dante Piazza e dal vice prefetto Giuseppe Castaldo.
Sulle municipalizzate l’ombra della ’ndrangheta
La Procura nel regno dell’ex sindaco Scopelliti. Uffici setacciati per nove mesi
REGGIO CALABRIA – «’U sciogghjìru, ’u sciogghjìru» (l’hanno sciolto, l’hanno sciolto). Erano attoniti e frastornati, più che umiliati ed offesi, i reggini che ieri sera hanno appreso la notizia a Palazzo San Giorgio. Nella sede municipale della città – un palazzo in puro liberty di Ernesto Basile – l’aula consiliare era occupata dalle maestranze della Gdm. È l’ultima, in ordine di tempo, emergenza locale: 300 dipendenti di una rete di supermercati, rimasti senza lavoro. Il sindaco Arena, che doveva incontrarli, stava per raggiungere l’assemblea quando ha appreso di non essere più in carica.
Demetrio Arena, per tutti «Demi», è un commercialista cinquantaseienne che durante la sindacatura di Giuseppe Scopelliti aveva amministrato l’Atam, la municipalizzata dei trasporti. La sua persona sembra fuori discussione nel capitolo delle ingerenze ‘ndranghetistiche al Comune reggino. Nella richiesta di scioglimento della Cancellieri, approvata ieri dal Governo, c’è più spazio per altri personaggi e altre vicende. La proposta del Viminale è stata, infatti, sorretta da una relazione di 231 pagine redatta dalla Commissione d’accesso e ultimata il 13 luglio scorso, che per nove mesi ha effettuato verifiche e controlli, setacciando letteralmente i cassetti e i pc degli uffici comunali. La Commissione ha approfondito particolarmente due ambiti: le inchieste della Procura antimafia reggina sulla società partecipata Multiservizi e su quella che ha portato all’arresto del consigliere comunale Giuseppe Plutino per stabilire se potessero esserci stati condizionamenti dell’amministrazione Arena.
La Multiservizi è finita nell’occhio del ciclone, e in seguito sciolta dal sindaco, dopo l’arresto, nel 2011, dell’allora direttore Giuseppe Rechichi, accusato di associazione mafiosa e ritenuto rappresentante della cosca Tegano nella società. A Rechichi, poi condannato a 16 anni di reclusione, il 31 luglio è stata notificata un’altra ordinanza di custodia cautelare nell’ambito di un’operazione nel corso della quale è stato arrestato un ex consigliere comunale di centrodestra, Dominique Suraci, da lui appoggiato elettoralmente.
Nel Comune di Reggio agiva anche il consigliere Giuseppe Plutino, prima dell’Udc e poi del Pdl, in carica da tre legislature, arrestato nel dicembre 2011 per concorso esterno in associazione mafiosa. Il consigliere avrebbe fornito alla ‘ndrangheta «un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo come referente politico».
E poi c’è il rischio-crac delle finanze comunali che inquieta. Anche se non è stato oggetto dell’indagine prefettizia. Il buco è colossale: le stime oscillano dalla voragine di 190 milioni di euro, indicati dalla Corte dei Conti, ai 180 milioni accertati dalla Procura. E sullo sfondo del caso c’è una vicenda drammatica dall’epilogo balzacchiano. Il suicidio di Orsola Fallara, quarantaquattrenne dirigente del settore bilancio, travolta dalla sua gestione spregiudicata delle casse comunali: il 15 dicembre di due anni fa ha scelto di togliersi la vita ingerendo dell’acido muriatico.
Il 18 aprile scorso la Procura di Reggio ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex sindaco Scopelliti e dei componenti del collegio dei revisori dei conti. Scopelliti è accusato di falso ideologico in atto pubblico e abuso d’ufficio per le generose autoliquidazioni di cui avrebbe approfittato Orsola Fallara