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Pescara, 24/03/2026
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10/10/2012
Il Centro
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Gli operai vanno sui tetti, gli infermieri in tenda. Samputensili, Airone Technic, clinica Santa Maria: sono molte le proteste spettacolari messe in atto dai lavoratori per salvare posto e stipendio |
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PESCARA La protesta corre sul tetto, sui piloni delle autostrade, sulle ciminiere delle fabbriche. La protesta corre dappertutto anche in Abruzzo, tranne che nelle stanze dei partiti e dei sindacati, spiazzati da un movimento che prende strade spettacolari, forme inedite, gridate, macché gridate, urlate! Per esempio quella dei lavoratori in cassa integrazione della Samputensili di Ortona, Gruppo Maccaferri, che chiedono di riavviare l’azienda metalmeccanica o di riconvertirla, cercando magari nuovi partner. Per far sentire la loro voce i lavoratori sono saliti sul tetto dell’azienda e hanno occupato per qualche tempo un cartello luminoso dell’autostrada. Sono saliti sul capannone dell’azienda anche i lavoratori di AirOne Technics che non vogliono più sentirsi dire che loro sono dei cassintegrati privilegiati. Gli 80 lavoratori dell'ex azienda di manutenzione aerea di base all'aeroporto d'Abruzzo, da un anno e mezzo circa prendono i soldi per non lavorare. Ora sono disposti a rinunciare a tutto pur di tornare a fare la manutenzione agli aerei in un mercato che pare regga ancora. «Arrivavano in Abruzzo aerei da tutta Italia per svolgere la manutenzione e questo significava anche per l'aeroporto entrate economiche suppletive grazie ai diritti per l'assistenza a terra», ricordano i tecnici. Da un anno e mezzo sono fermi, prendono i soldi ma non fanno nulla. Hanno assistito alla cannibalizzazione delle apparecchiature nel capannone Alitalia, sono stati ad ascoltare le promesse, hanno seguito le trattative senza in realtà raccogliere nulla di ciò che si auguravano: tornare al lavoro. Si sono accampati sul tetto per diversi giorni i dipendenti della clinica Santa Maria di Avezzano per salvare la struttura dalla chiusura. Ma è stato inutile. Dal 30 novembre 2011 la struttura è stata rilevata dalla casa di cura Immacolata di Celano, che fa capo al gruppo Gemelli di Roma, ma è stata comunque chiusa e i 40 lavoratori messi in cassa integrazione. Oggi i sindacati fanno appello ai vertici della sanità regionale affinché «mantengano l'impegno preso dal commissario precedente e autorizzino l'accredito dei 29 posti letto alla casa di cura Immacolata di Celano in modo da salvare 40 posti di lavoro ed evitare nuove manifestazioni di protesta». Ma quando non è clamorosa e teatrale, la protesta parte spesso dal basso, dai comitati civici. Decine si sono mobilitati contro la petrolizzazione della regione. Prima battaglia affrontata, e finora vinta, quella contro la realizzazione del Centro Oli di Ortona da parte dell’Eni. Ora la battaglia contro la petrolizzazione in Adriatico è ripresa anche per iniziativa di comitati pugliesi, che chiamano in causa l'Abruzzo, affinché sia presa una posizione univoca a proposito delle domande di concessione per le ricerche petrolifere in mare, in particolare intorno alle Isole Tremiti. Altro fronte è quello del gas.Come il progetto di Bomba della Forest Oli (attualmente fermo in Regione) o quello della Gas Plus, che ha proposto di realizzare un impianto di stoccaggio tra Filetto, Casacanditella, San Martino sulla Marrucina, Calcara e Fara Filiorum Petri, tutti comuni della cintura teatina. L'impianto è denominato Poggio Fiorito Stoccaggio. Un altro analogo centro del gas è previsto a San Benedetto del Tronto, a cavallo fra Marche e Abruzzo, da parte della stessa ditta. A dare battaglia sono Maria Rita D'Orsogna, del dipartimento di Matematica dell'università di Los Angeles, già attiva contro il Centro oli, e Francesco Stoppa, docente del dipartimento di Scienze della Terra della d'Annunzio. Il quantitativo previsto è di circa 150 milioni di metri cubi di gas, a fronte di una quantità di consumo giornaliero in Italia che è di circa 260 milioni di metri cubi.
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