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Pescara, 24/03/2026
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Data: 10/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Province, l’ira pescarese ora travolge i partiti «Interessi di bottega», Pdl e Pd in frantumi

(«Non hanno voluto la Provincia Appennino-Adriatica, ora vogliono la Provincia unica? Bene, ma con Pescara capoluogo. Pescara non è in scacco e non permetterò a nessuno di toccarla») che svelano l’irritazione verso il governatore Gianni Chiodi, ritenuto tra i promotori dell’intesa anti-Pescara. Dallo stesso partito e dallo stesso Emiciclo il teramano Emiliano Di Matteo prova ad allontanare la tempesta: «La Provincia unica smorza i localismi, per il capoluogo si vedrà», ma l’ira adriatica oscura l’orizzonte.
Anche tra i terzopolisti la frattura territoriale è visibile. Berardo Rabbuffo, teramano, Fli: «Solo la Provincia unica non danneggia i territori. Alle altre soluzioni dico no. Penalizzano Teramo», tanto per capirci. Alza i toni, anche troppo, Licio Di Biase, pescarese, Udc: «Dobbiamo sperare di avere un terremoto? Da tre anni tutta la nostra attenzione è per L’Aquila, ed è giusto. Ma attenzioni le ha anche Teramo, perchè ha il governatore. E Chieti, che ha rappresentanti politici pesanti. E Pescara? Sfigata peggio di Willy il Coyote!». Ma i rappresentanti pesanti dovrebbe proporli e farli crescere proprio la politica pescarese.
Il meglio, però (o il peggio) lo offre casa Pd, dove è clamorosa la rivolta dei consiglieri regionali teramani, teatini e marsicani che voteranno con il Pdl la mossa affossa-Pescara: «Noi siamo per la Provincia unica», scrivono in una nota. E fin qui siamo sul morbido, ma una seconda nota sferra il colpo: «Con capoluogo L’Aquila». Poi ci ripensano, e una terza nota riporta al punto della prima. Il segretario pescarese Pd Stefano Casciano li bolla come «avventurosi, colpiscono Pescara per i loro piccoli interessi di bottega», chiarendo l’importanza della bottega nella politica abruzzese. Un pezzo di Prefettura o di Motorizzazione a ciascun campanile, rielezione garantita e saluti alla spending review.
La linea, però, la scandisce il vice segretario regionale Pd Gianluca Fusilli, pescarese come il consigliere all’Emiciclo Marinella Sclocco, che si sfila dalla rivolta dei colleghi contro il Cal e contro la leadership del partito, perchè è di questo che si tratta, oltre alle contese di campanile: «La posizione ufficiale del Pd Abruzzo è per due Province, L’Aquila-Teramo e Chieti-Pescara, che rispondono alla realtà socioeconomica. Il problema del capoluogo va risolto dalla politica in una logica di collaborazione e compensazione che riconosca ad ogni territorio le sue funzioni. La sfida è immaginare un futuro all’altezza delle ambizioni della regione». Poi Fusilli affonda: «Sono certo che nessun consigliere regionale Pd, anche non pescarese, si farà affascinare da una sirena che, come tutte le sirene, porta la nave sugli scogli».
Mentre rileggono l’Odissea, i Pd ribelli fanno i conti: meditano su candidature passate e future, valutano convenienze. Nel Pdl sono i pescaresi a fare i conti: dare una spallata a Chiodi o inghiottire il boccone amaro dell’umiliazione a mezzo Provincia? Vada come vada, le elezioni alle porte riserveranno sorprese, a urne aperte e anche prima. Non serve l’Odissea per capirlo. Intanto si apparecchia il miracolo della riduzione delle Province con la moltiplicazione degli uffici. Ma il Vangelo diceva altro, ci pare.

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