Dovrebbe partire a dicembre il dragaggio al porto di Pescara, anche se ad oggi l’intervento non può contare sulla totale copertura finanziaria: i milioni disponibili sono 4,5 e ne servono altri 9 che il Ministero dell’Ambiente s’è impegnato a reperire in tempi stretti. E’ una responsabilità pesante quella assunta dal direttore alle Opere pubbliche, Donato Carlea, nel promuovere il bando per i lavori, di fatto già partito per la selezione delle imprese idonee a eseguire i lavori: la procedura burocratica dovrebbe richiedere all’incirca un mese e mezzo. L’annuncio è stato dato ieri a Roma al Ministero alle Infrastrutture durante l’incontro presieduto dal viceministro Mario Ciaccia. Era stato il capogruppo Pd in consiglio comunale, Moreno Di Pietrantonio, a sollecitare il vertice al quale lui per primo ha preso parte. Ma a dare peso e forza all’istanza sull’emergenza dragaggio a Pescara hanno contribuito il presidente Pd Franco Marini, la deputata Vittoria D’Incecco e il senatore Giovanni Legnini, seduti allo stesso tavolo: a loro il vice ministro Ciaccia ha chiesto di esercitare un’azione energica sul piano politico affinché la pratica trovi le risorse utili ad accelerare i tempi d’intervento. Nella riunione il viceministro è stato affiancato dal provveditore Carlea, da Amedeo Pisol (dirigente responsabile progetto dragaggio), Cosimo Caliendo (direttore generale porti) e da Teresa Di Matteo (vicecapo gabinetto Ministero Infrastrutture). La delegazione pescarese era composta inoltre dai consiglieri comunali Florio Corneli, Enzo Del Vecchio (Pd), Massimiliano Pignoli (Fli), Adelchi Sulpizio (Idv) e Michele Di Marco (Pescara Futura). Con loro il presidente della Camera di commercio di Pescara, Daniele Becci. «Un incontro positivo perché concreto» hanno commentato un po’ tutti con soddisfazione, tenendo però le dita incrociate per le incertezze legate proprio alla copertura finanziaria del progetto. S’è parlato anche di piano regolatore portuale e dell’emergenza occupazionale legata alla chiusura dello scalo. «Molto positivo - ha osservato Becci - è il fatto che il porto di Pescara sia stato già inserito nel Pis (Piano infrastrutturale strategico) con possibilità di reperire 20 milioni da destinare alla struttura pescarese». Ed è in particolare su questo fronte che ai parlamentari abruzzesi si chiede di fare lobbying per non vedersi soffiare il gruzzolo. Ai dati sui veleni nei fanghi è legata la quantità di sabbia da dragare: da recenti analisi Arta emerge un quadro non così allarmante come quello esposto ieri dal Wwf e se ciò trovasse conferma ufficiale, allora con 13 milioni si può prevedere un intervento utile a restituire piena operatività al porto.