I conti correnti dell’ex sindaco accendono lo scontro tra accusa e difesa Il pm: prelievi fermi per molti mesi I legali: D’Alfonso aiutato dai familiari
PESCARA Appalti, il calice di Toyo Ito, determine dirigenziali, convegni istituzionali: è anche parte della vita della città ad andare in scena nel processo su cui sono concentrate le attese di Pescara, quello che vede imputato l’ex sindaco Pd Luciano D’Alfonso e che, in nuce rispetto al processo che ha scosso la regione, ha comunque deviato il corso di una città. Per l’ex sindaco e gli altri 23 imputati, tra cui il suo ex braccio destro Guido Dezio e gli imprenditori Carlo e Alfonso Toto, la sentenza del presidente del collegio Antonella Di Carlo è prevista entro l’anno o al massimo nei primi mesi del 2013, arrivando a una conclusione più rapida rispetto al processo a Ottaviano Del Turco a cui l’ex sindaco è legato dall’anno dell’arresto: il 15 dicembre 2008 per D’Alfonso, il giorno dopo l’inaugurazione dell’opera dell’architetto Ito portata in città da D’Alfonso, e il 14 luglio dello stesso anno per l’ex presidente della Regione. Il processo del lunedì. E’ consuetudine che il processo per presunte tangenti in Comune si celebri il lunedì nella maxi aula 1 creata ad hoc per ospitare l’elevato numero di imputati e la selva di avvocati e in cui, nel primo giorno della settimana – al primo banco, accanto al suo avvocato Giuliano Milia – siede D’Alfonso, il protagonista di un processo in cui gli imputati devono rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere, concussione, corruzione, peculato e truffa. I testimoni, quelli dell’accusa rappresentata dal pm Gennaro Varone e quelli delle difese degli imputati, sono stati ascoltati e dal 15 inizierà l’esame degli imputati. Qual è l’accusa, cosa risponde la difesa? Due mesi dopo l’arresto di D’Alfonso, il giudice per le indagini preliminari ordinò di sequestrare la villa di Lettomanoppello dell’ex sindaco, il piccolo centro dove D’Alfonso è nato 46 anni fa. In quell’ordinanza era contenuta una delle accuse portanti all’ex sindaco. Si diceva che D’Alfonso avrebbe avuto, in determinati anni, i conti correnti quasi fermi, prelevando per la procura cifre irrisorie o comunque inconsistenti a mantenere una famiglia composta da cinque persone. In aula, lo ribadì il consulente del pm nell’udienza in cui entrate e uscite, versamenti e prelievi vennero passati al setaccio. «Nel 2004, i conti sono fermi nei mesi di marzo, luglio e settembre e, per tutto l’anno, dalla carta di credito ci sono uscite per prime necessità di 96 euro. Il prelievo in contanti è di circa 3.700 euro», disse il consulente aggiungendo che «nel 2006 i prelievi sono zero e per due mesi, aprile e settembre, le uscite sono di 400 euro. Poi l’andamento del bancomat si normalizza nel 2007». Movimenti che per l’accusa non sarebbero bastati a coprire le esigenze quotidiane di una famiglia, risorse che sarebbero state attinte, per il pm, da uno scambio corruttivo con gli imprenditori: soldi in cambio di appalti per gli imprenditori. Dalfonseide. C’è un tratto del carattere di D’Alfonso che è finito per entrare nel processo per presunte tangenti fino a rappresentare l’arma più forte in mano alla difesa. E’ la predisposizione ai rapporti e al loro mantenimento, la ricerca di amicizie da coltivare e spesso da sfruttare, all’epoca della sua amministrazione, per la città. E’ accaduto con Toto, per cui almeno una cinquantina di testimoni in aula ha raccontato il rapporto radicato con D’Alfonso: l’imprenditore padrino del figlio dell’ex sindaco, l’imprenditore «anfitrione», il costruttore generoso con gli amici che avrebbe offerto voli e cene all’ex sindaco senza avere in cambio, per la difesa, l’appalto per l’area di risulta. D’Alfonso, come altri imputati, partecipa sempre alle udienze. L’unica volta che l’ex sindaco ha preso la parola per una dichiarazione spontanea è stata proprio per ricordare e dettagliare la sua amicizia con l’imprenditore Toto. Come si manteneva D’Alfonso? E’ tesi difensiva, come hanno raccontato alcuni testimoni, che l’ex sindaco si sostenesse attingendo dalla pensione della zia, da alcuni soldi ereditati dalla nonna e da altri aiuti sempre provenienti dalla famiglia. Sarà l’ex sindaco, probabilmente il 22 ottobre, a sottoporsi all’esame degli imputati e a rispondere alle domande dell’accusa e della difesa.