Iscriviti OnLine
 

Pescara, 24/03/2026
Visitatore n. 752.603



Data: 10/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi conferma il ritiro, gelo di Fini: «Non basta» Il Cavaliere punta sul professore: è sempre stato con i liberali

ROMA- Atteso, sollecitato, temuto, infine il passo indietro di Silvio Berlusconi è arrivato, con buona pace dei falchi del Pdl, molti dei quali ancora non hanno smaltito lo stupore, mentre i più esaltano «il gesto di responsabilità». L’ex premier, dunque, ha deciso e ieri mattina ha scelto Mattino 5 per annunciare il suo ritiro dalla corsa per la premiership nel 2013. «Mi faccio da parte per il bene del Paese, per favorire l’unità dei moderati, condizione indispensabile per battere la sinistra», spiega. E non esita ad offrire la candidatura a palazzo Chigi a Mario Monti, «che è sempre stato nel campo liberale».Ma le reazioni degli ex alleati, Fini e Casini, che temono un ennesimo colpo di teatro, o, peggio, una mossa per spiazzarli, sono di grande cautela.
«Ormai ci sono due forze in campo, la sinistra che sarà guidata dalla Cgil, dalla Fiom e da Vendola e un centrodestra che rappresenta la continuità con la tradizione democratica del Paese», argomenta Berlusconi che invita all’alleanza «un arco di forze che va dall'Udc a Italia Futura di Montezemolo, da Sgarbi a Tremonti sino alla Lega». «La situazione è molto chiara, se i moderati si uniranno saranno la maggioranza del Paese e avranno la responsabilità di governo, se parteciperanno alle elezioni divisi la maggioranza passerà alla sinistra che è sempre compatta», insiste. Quanto al candidato premier, «saranno tutti i partiti a indicare chi possa rappresentarli e garantire una buona conduzione del Consiglio dei ministri. E non escludo che possa essere Monti, che è sempre stato nel campo dei liberali. Potrebbe essere lui, ma anche altri nomi importanti».
Sta ora ai centristi decidere da che parte stare.Al leader dell’Udc, che prende le distanze «dalle sue giravolte», Berlusconi replica negando di «aver mai effettuato giravolte, nella vita privata, da imprenditore, da politico. Non vedo come Casini possa permettersi una espressione così infelice e contraria alla verità», accusa.E qui parte la sfida.«Se c'è un leader che ha un appeal personale, una storia, una immagine pubblica che si fa seguire dal 6-7 per cento dei moderati, questo leader togliendo all'unità dei moderati questi voti può consegnare il Paese alla sinistra. Sarebbe un vero delitto», avverte.
Parole spiazzanti. Ma i centristi, che pure da giorni aspettavano il colpo ad effetto, restano freddi. Tace il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, che lascia al segretario del partito, Lorenzo Cesa, il compito di scandire che «la novità va misurata su fatti concreti, non bastano operazioni di plastica. Staremo a vedere, se son rose fioriranno».Ancor più scettico il presidente della Camera, Gianfranco Fini, al quale il leader del Pdl ha teso la mano, non senza perfidia. «Anche un piccolo partito può essere utile alla causa», ha sottolineato. E Fini osserva che «i problemi non si risolvono con il passo indietro, nè con la solita crociata contro i comunisti. Occorre intendersi sulle proposte e sui programmi da portare avanti prima di parlare di unità dei moderati. C’è bisogno di un faticoso ed intellettualmente onesto confronto politico su Europa, legalità, coesione nazionale, agenda Monti, libero mercato, giustizia sociale, volontà riformatrice. Questo spiega perché è molto difficile riuscirci», è la conclusione di Fini, che non dimentica le divisioni che hanno provocato la sua cacciata dal Pdl.
Diffidenza, dunque, da parte degli ex alleati, che per primi hanno caldeggiato il Monti bis con la Lista per l’Italia. La verità è che temono che il ritiro dell’ex premier possa rivelarsi una provocazione escogitata per gettare sui moderati la responsabilità di aver rifiutato un’alleanza per battere la sinistra di Bersani e Vendola. Intanto, la Gelmini, Frattini, ma anche Crosetto e la Carfagna plaudono «al gesto di responsabilità di grande acume politico». Solo le pasdaran Santanchè e Biancofiore non nascondono la delusione. Il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto, e il forzista Osvaldo Napoli dicono chiaramente che lo scopo è mettere gli ex alleati nell’angolo. «Difficile ora rifiutare l’offerta. Casini e Fini non hanno più alibi».
Leggermente più positiva, a prima vista, sembra la posizione di Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo.«Il passo indietro di Berlusconi è importante, è un gesto di responsabilità - è il commento - però il rinnovamento deve investire non solo i leader, ma l'intera classe dirigente politica, locale e nazionale». Insomma, secondo Montezemolo, insieme a Berlusconi, dovrebbero uscire di scena anchei suoi fedelissimi che per vent’anni non hanno fatto altro che applaudire alla sua politica.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it